Sgrauz – Il Mostro al Senato

adrian - Copia

Castrobloghina riprende vita
come morso da un cieco parassita alieno
o toccato dalla beatitudine di un santone…
ma è Andrea Tabagista Frau a resuscitarlo
con un pezzo per la sezione Buon Sangue.

 

Sgrauz era un essere vivente alquanto improbabile. Aveva il corpo ricoperto da una folta peluria castana, su quello che per semplicità chiameremo "volto" erano disseminati dei foruncoli con pus, le due fessure buie che gli consentivano la vista erano molto ravvicinate, il naso e la bocca erano un tutt'uno, una sorta di cratere violaceo maleodorante, come quelli che lasciano i meteoriti quando si schiantano sulla Terra.

Sgrauz non mangiava. Sgrauz si nutriva degli odori.

Questo strano tipo d'animale, non si esprimeva chiaramente, ma si faceva capire. Ad esser chiari grugniva, ruttava e, a volte, ma solo quando nessuno lo vedeva, cantava delle sublimi e raffinate melodie in una lingua sconosciuta. Forse un coro d'angeli, invidioso del suo bel canto, l'aveva trasformato in quell'informe abominio della natura.

In paese l'avevano chiamato "Sgrauz" perché il suono che emetteva più frequentemente era qualcosa tipo: "sgrauz". Le mamme lo usavano come l'uomo nero con i bambini, i bambini lo usavano come capro espiatorio, i grandi lo usavano come bassa manovalanza. 

Il nostro orripilante amico faceva il buttafuori in una bettola, e puliva quando serviva, tutto gratis, o meglio, in cambio il padrone gli permetteva di avvicinarsi alla friggitrice quando veniva accesa. Quei miasmi di olio bruciato erano l'unica cosa che gli desse una certa soddisfazione, almeno a giudicare dai suoi grugniti che si facevano più concitati, umidicci e ansimanti.

Una sera nella bettola semi-deserta Sgrauz spazzava in terra. In tv un politico stava ribattendo alle domande dei giornalisti sull'ennesima tragedia nel Mediterraneo. Il politico senza tanta convinzione abbozzava qualche bel discorso sull'integrazione e l'accoglienza. Lo sparuto e alticcio uditorio lo ascoltava scuotendo la testa, covando dentro risentimento e rancore verso non si sa chi, la vita, si presume. Mentre il politico diceva: "Abbiamo il dovere di accogliere chi è meno fortun…", Sgrauz emise il verso più acuto e fragoroso che si fosse mai sentito non solo al paesino, ma probabilmente sull'intero pianeta. Pareva che all'inferno, il diavolo in persona si fosse dato una martellata sul dito mentre crocifiggeva un'altra volta Gesù Cristo!

I pochi presenti, inizialmente terrorizzati, si guardarono, e dopo alcuni istanti esplosero in un boato esultante; l'avrebbero portato in trionfo se Sgrauz non fosse stato così ripugnante.

Tutto ciò che covavano dentro, la bestia l'aveva espulso con dolore liberatorio, deietto da quella specie di corpo, tradotto in quel verso infernale, con vivida chiarezza, come se avesse avuto il dono della telepatia, come se si fosse messo in contatto con i loro intestini crassi. 

In realtà Sgrauz aveva visto un topo zampettare verso il bagno. Il suo era un urlo di spavento.

Qualche giorno dopo i paesani lo candidarono capolista in una lista civica. Gli oppositori lo schifavano. Alcuni si rivolsero alla magistratura per invalidare la candidatura di quell'essere, disposero perizie psichiatriche, ma senza successo; in confronto a Sgrauz una macchia di Rorschach era una classica bellezza occidentale. Perfino i missionari che erano stati nei lebbrosari lo trovavano repellente. Nei suoi santini elettorali c'era un pulsante, tu lo premevi e partiva il gingle del suo tipico grugnito infernale. Inutile dire che Sgrauz stravinse le elezioni, ma non fece un giorno in Comune. Fu subito candidato al Senato della Repubblica Italiana.

Una sera, un oscuro gruppo chiamato semplicemente "Italia", lo catturò e lo caricò in un furgone. Quando una truccatrice propose un restyiling della sua immagine, un uomo dell'organizzazione la schiaffeggiò: "Deve rimanere esattamente così! Inguardabile, irricevibile, disgustoso, semplicemente non umano!"

Quello sarebbe stato lo slogan della sua campagna elettorale per le politiche: "Semplicemente non umano!"

Quel gruppo non era poi così occulto, senza scomodare i più astuti giornalisti d'inchiesta si scopriva facilmente che il partito di maggioranza lo finanziava tramite delle fondazioni. Il trino Presidente, ovvero il Segretario, ovvero il Tutto, aveva designato l'antagonista per i prossimi dieci anni. Sgrauz non avrebbe mai costituito una reale minaccia e la maggioranza avrebbe avuto gioco facile a rastrellare voti paventando il trionfo del mostro. La gente che lo votò pensava: "Almeno siamo sicuri che non ruberà. Neanche mangia!"

Sgrauz fu messo capolista e approdò al Senato. Il primo giorno si era presentato con un cilindro in testa, un bastone da passeggio e un papillon rosso. Nemmeno così risultava divertente, buffo o al limite pacchiano. Rimaneva ripugnante.

Al senato si discuteva un'importante riforma: l'istituzione di mendicanti e barboni cyborg come capri espiatori. Chiunque avrebbe potuto sfogare su di loro la propria frustrazione, insultarli, aggredirli e bruciarli senza incorrere in alcuna sanzione. Questa lungimirante riforma fu interrotta da un tragico evento: l'ennesimo barcone di  migranti era affondato: 323 morti, nessun superstite.

L'osservanza del rituale minuto di silenzio fu profanato dai versi di Sgrauz. Da casa molti convenirono con i suoi versi. "Sì, Sgrauz! Hai ragione!" dicevano. In realtà l'ignara bestia aveva visto sul tablet di un senatore l'immagine di una cagnetta con due codette legate da nastrini rossi. Sgrauz si era fiondato sul collega salendo sui banchi e aveva letteralmente posseduto il tablet con una frenesia animale. Ogni singolo pixel era stato violato, i cristalli si erano liquefatti dopo il trauma elettronico. La diretta televisiva fu interrotta proprio durante quell'atto sessuale unidirezionale tra la belva e quel freddo oggetto inanimato. I senatori rimasero senza parole. Sgrauz scaraventò l'oggetto a terra, con una zampata, forse imbarazzato emise un altro urlo e scappò verso i bagni.

Fioccarono gli editoriali sofisti  per giustificare il gesto di Sgrauz. Si scrivevano cose del tipo: "Il gesto neo-luddista di Sgrauz ci richiama al pericolo della tecnocrazia che pervade le nostre vite, annullando le sane e primitive abitudini della provincia…", oppure: "Sgrauz parla al nostro io più istintuale, non scordiamo da dove veniamo, non vergogniamoci della nostra natura animale…", titoli come: "Sgrauz è l'ultimo baluardo a nostra difesa!" o quesiti etici: "Quella tra Sgrauz e la foto nel tablet può essere considerata unione civile? Potrebbero adottare? Cosa dice la Conferenza Episcopale?"

Insomma, l'ennesima manifestazione animale del senatore Sgrauz passò in cavalleria, sfumata in dibattiti fumosi, il gruppo "Italia" e il Presidente poterono tirare un sospiro di sollievo.

Ma accadde qualcosa di più grave: la mattina dopo, il senatore proprietario del tablet profanato, fu trovato morto nei bagni del Senato. Il cadavere presentava segni di graffi sul volto, e, cosa più terrificante, era stato sventrato, sviscerato. Non c'erano impronte o schizzi di sangue. Il morto era stato svuotato con una perizia certosina, quasi chirurgica. Svuotato come la prima parte della Costituzione Repubblicana. Il lavoro era troppo pulito per un animale. Troppo pulito per Sgrauz.

Cosa più strana: le interiora non erano state ritrovate. 

Subito, la cosiddetta opposizione, i media, e di conseguenza la gente, avevano trovato la soluzione: il colpevole non può che essere Sgrauz. "Le interiora le avrà divorate. Non ci sono spruzzi di sangue perché ha leccato via tutto colto da un raptus feroce. In fondo è un mostro disgustoso, non dimentichiamolo".

I versi e i grugniti non lo salvarono dalla rabbia della folla. Proprio mentre si procedeva all'impiccagione il mostro intonò flebilmente, poi sempre più chiaramente, una delle sue melodie angeliche. Il pubblico che sbraitava contro di lui ora era rapito, ma nel bel mezzo della melodia, Sgrauz vomitò un decomposto che l'anatomopatologo dichiarò essere le viscere del senatore. Con l'aria innocente Sgrauz disse: "Sgrauz!"

Il pubblico scoppiò a ridere, cantare, ballare, intonarono il suo nome: "Sgrauz, Sgrauz!" dicevano, in un tripudio di gioia.

Nello stesso istante il Ministro dell'Emergenza apriva la cassaforte nel suo ufficio e ammirava il souvenir di viscere lucenti e perfettamente conservate del senatore barbaramente ucciso.

Il governo e le alte burocrazie avevano scoperto che avrebbero potuto commettere ogni nefandezza nascosti dietro Sgrauz, il peggiore di noi tutti, l'animale al cui confronto ognuno di noi è migliore. L'anno dopo Sgrauz fu eletto direttamente Presidente della Repubblica in cambio, dopo lunga trattativa, potè cibarsi del fumo proveniente dalla friggitrice azionata dal ministro della Salute in persona e cosa più importante: ottenne la cagnolina del defunto senatore. 

Di Andrea Tabagista Frau.

Il dipinto è "Pie Fight Study 2" di Adrian Ghenie.

Again

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Riapriamo lo spazio del Buon Sangue
ovvero la pubblicazione di testi
scritti da autori che conosco e stimo.
In questa occasione la tastiera è di Pierluigi Carta.

 

Apro la finestra, è inverno. Mi sporgo, guardo fuori dagli infissi. Muri rosso sangue. Fenicotteri in volo sopra le teste dei cittadini rossi sangue. Ipallage. Dio è morto questa mattina. Il suo cadavere ancora puzza di Selfie. Sinestesia. L'atto umano si è ridotto ad una mera emozione estetica, con tutti i suoi pro e contro. Anzi, Dio non è morto, ma è ridotto ad un vegetale (metafora), tenuto in vita per i denti (sindeddoche) da un respiratore, catetere, flebo (asindeto). L'infermiere li inverte spesso (figlio di puttana). 

Sono giorni di pace e di inutile gloria. 

Cade un angelo dal soppalco. Qualcuno twitta in punto di morte, il pentimento non è più priorità. Asservimento delle anime al mezzo, non allo scopo. Verrà ugualmente ammesso al regno dei cieli, – suffragio della rete – elaborata deroga distensiva per stare al passo coi tempi. Qualcuno ha dubmashato Jules Winnifield, una specie di raro volatile si è spenta, l'orologio della fine del mondo segna un'altra tacca, Vincent Vega ha commentato una foto di Mia Wallace con una siringa nel petto, fuori contesto. Un # ha staccato di netto una testa di Buddha sfuggita ai Talebani, 650 visualizzazioni dell'attentato iconoclasta a Bamiyan, un nutrito gruppo di operatori di call center fa l'harlem shake in via parpaglia: 4 milioni di visualizzazioni. Il video del flash mob in pochi minuti è diventata Tt – top trend – non lo fermerà più nessuno ora, e andrà a rotolare fino alla fine del tempo, scomparendo in una nuova accezione di eternità nelle nostre memorie. Un qassam non riesce a trovare la connessione, e va a ferire gravemente un dottore che cercava di salvare un bambino con 6.000 like – per l'operazione ne bastavano 5.670 – un centinaio devoluto ad un ragazzo molto insicuro di Busto Arsizio, col petto depilato, che si fa una foto in bagno. Evitata virilità evirata astratta a strati di notifiche – (bisticcio). Una signora sui 40 anni col niqqab non ha visualizzato la notifica delle 19:45 di un proiettile all'uranio impoverito. I suoi tessuti muscolari verranno stracciati poco più tardi, quando ci sarà rete. Concertone di Marco Mengoni sospeso tra le polemiche. Tra il pubblico sventolavano i quattro mori e la bandiera dell'Isis e del Sardex. Gli avamposti del califfato minacciano via Twitter l'avatar della repubblica italiana, vogliono approdare nel Sulcis, Sant'Antioco. La Farnesina risponde su Tripadvisor inviando un'offerta per due in un albergo a 4 stelle – questa è roba vera, sensata. Per i momenti di noia invernale: segui le istruzioni di google: guarda il video di Allah che doppia la parola di Dio con Dubmash. Ci provo, mi sento bene. Chiudo la finestra, pareti grigio Mac Book Pro. Luci spente, buio e led, penso a lei. Ascolto Duke Ellington, mi verso un bicchiere di vino, non la smette di parlare. Lo offro anche a lui. Penso a lei, agli anni passati insieme, alle situazioni, i nostri attriti. Una volta mi disse che era rimasta incinta per un like. Come darle torto… io le davo torta, ma a torto… era Grassa! Era una storia difficile la nostra, io le avevo confessato di amarla, lei due spunte blu. Tutto ciò non mi stupiva, ma mi temprava. Alcune sue amiche puerpere avevano visto il neonato solo su Instagram. I discorsi erano quello che erano, non poteva durare: una sua amica, poverina, non poteva avere Facebook perché era allergica ai gatti e a tutti gli altri utenti da pelliccia in generale. Sì ci eravamo lasciati, ma non sui social perché su Instagram era molto più figa. Infatti chiamò la polizia, mi denunciò, la seguivo su Instagram, ma troppo da vicino. 

Inverno, apro la finestra. Muri rosso fuoco. La città brucia, senz'acqua, senza sole, senza cielo. Anafora. Howlin' wolf, Muddy Water, John Lee Hoocker e Cab Calloway mi sconsigliano di scappare.Stacco Spotify e mi metto alla ricerca della tomba di Robert Johnson. Google maps ne segnala due. È morto due volte, per i suoi peccati. Sulla sua lapide sta scritto un concetto lapidario. Per forza. infatti, là vicino venne ritrovato il cadavere di un tale di nome Dario, ucciso con delle pietre grandissime. Sta scritto: La religione è un male mentale. Che imbroglia, illude, promette futuri migliori, come del resto fanno il master, Saranno famosi, una laurea triennale, X Factor, Human Factor, Syriza. Noi, che ci riempiamo la testa di parole, e concetti e la bocca di psicofarmaci, dovremmo sapere che è il grido, e non il post, il tweet, il link – il cardine dell'espressività umana, alla base dell'inarticolato linguaggio, che talvolta spacca la corazza opaca e spessa del silenzio della ragione. Un concetto carapaceo. Tra un like di Facebook, la benzodiazepina ed il prozac vi è una corrispondenza proteica efficace, che mira alla desertificazione, e non alla cura, della tristezza eterna del cuore umano. Nel frattempo vengo sullo schermo dell'Iphone, mentre la chiavavo in facetime. 

Nella stanza entra una persona posata, altrimenti detto Mr. Spoon. Egli vagola, con me dialoga e porta un gatto alla sagola, di nome miagola. Mentre addenta un fiordifragola – località amena e rossiccia e fragolosa della Norvegia iperborea – egli mi racconta L'orgoglio della superiorità dell'uomo: Scritta dal Rettore “Non mi tocchi”, figlio del primario “L'ho già fatto figliolo” e della poetessa “io ora chiamo la polizia”. Posta su Linkedin un'esaltazione della mente dell'uomo, come la cosa migliore che sia mai apparsa nel mondo: essa conosce il giusto e l'ingiusto, crea sia l'ambrosia della ragione come lo sterco della creazione intellettiva: può creare Autumn lLeaves, come può partorire i Baustelle. Joice può creare L'ulisse o la Murgia può scrivere l'Accabadora, Accabbadda… Acca Larentia (Paronomasia). Prima i Marò. 

Sarebbe sciocco pensare però che la natura sia coerente coi nostri valori, diciamo umani – restiamo umani (Vittorio) -, può darsi che possa essere compresa soltanto ignorando le nozioni di bene e male acquisite. Può darsi che l'universo abbia uno scopo, che però… sia sbagliato. Quelo. L'etica si decide oggi nei campi di battaglia, con i mortai, col Napalm, coi colpi di stato, coi black out della coscienza individuale. E mentre riapro la finestra, una scala cromatica del Duca (Ellington), si riaffaccia nella mia mente come un ricordo che non ha nulla a qui riaccordarsi. Sì un ricordo appeso. Un ricordo a peso, me ne faccia due kg.

Ricordi. Ricordo me, del fin di vita. Narvali e Beluga invece allo stremo. Morivo, twittavo e morivo, un like, nessuno mi seguiva, paura eh? Una fine ingloriosa, all'ombra del cono di luce ipermetrope delle pubbliche piazze del web. Un solo like, del delfino. Essere intelligente! È un complimento o un'esortazione? Mi chiese.. ma non sentivo. Non vedevo. Non prendevo più. Il buio. Qualcuno mi svuoti la cache, quando sarò via, e scopra come sono fatto. Il più bel gesto di un amico, che non avevi neppure  su fb. 

E venivano tutti quanti al mio capezzale a chiedermi scusa. Erano tutti lì, Zuckenberg, Bill Gates, Steve Jobs, Jack Dorsey, Sean Parker, Robert Khan. Che la terra ti sia greve, gentile utente. Che il dot com ti conservi in memeoria. E proiettano il tuo anno in timelapse, ripreso con un drone, che si dimentica di raccontare i momenti in cui hai pianto, in cui hai fatto l'amore o i momenti in cui sei morto, solo per pochi minuti. 

 

di Pierluigi Carta

 

 

Immagine di Johnie Thornton

Lo Scemario della Corsa al Quirinale: gli attori in recita.

Napo

Disamina popolare di estrema competenza e giovanilistico livore a cura di:

Piervittorio Robledo Buitoni

 

Sommario:


Gli Attori in Recita

 

Ieri abbiamo enunciato i veri poteri del PDR.

Riepilogando: è il direttore di un parco giochi per bambini. Di norma loro giocano in autonomia, decidono se andare per scivolo, per giostra, se giocare a pallone o tennis. Il direttore è quello che di norma – per 5 anni, canonicamente – li lascia giocare, ma decide quando chiudere e riaprire la ludoteca, introduce nuovi custodi, sceglie i più meritevoli e decide se un gioco è pericoloso oppure inopportuno. Può chiamare i genitori per spingerli a redarguire i figli anche. Nella normalità resta molto in disparte perché di solito i bimbi giocano normalmente, ma è lui il supervisore e controllore; e quello che rappresenta la ludoteca nel comitato cittadino delle ludoteche e che parla a una generalità di conoscenti dei bimbi, empatizzando con loro.

Da Agorà, a Omnibush, fino alla solita torrenziale diretta di Mentana, per non dire dei Tg, il dibattito è frastagliato e confuso. Sembra tutto proceda per caso. Le cose sono molto più semplici. Non farò nomi per non bruciarli: lo dice chiunque dalla Lagarde alla salumiera Adelaide sotto casa mia. Capiteli voi se ci riuscite.

Piccolo inciso sull’unico nome logico, quello di Romano: i 101 del 2003 in realtà erano almeno 120-130 considerando molti voti prodiani di SC, centristi e Pentatubbies. Il mistero su chi sono questi eroi.. è molto meno misterioso della strage di Bologna e leggermente più misterioso dei gusti sessuali di Malgioglio. Prodi è il più antinazareno dopo Rodotà, votargli contro avrebbe impallinato Bersani (contrario a un governo con il PDL ma capace di disastri immani nel febbraio-aprile 2013) costringendolo a dimettersi, riconfermare un presidente condiviso e per le larghe intese. Decine di pittibimbiani (il primo a twittare sulle larghe intese 13 secondi dopo il voto..), i giovani turchi (poi sottosegretari, ministri, presidenti del partito, in Direzione, cariche varie), dalemiani e mariniani (odiano Prodi e odiano la sinistra: normale) e diversi cani sciolti che non avevano ottenuto presidenza della Camera e poi sono diventati ministri. Come gli ex-bersaniani che hanno subodorato il fallimento e sono scesi dalla Concordia due minuti prima dello schianto, ottenendo in seguito di essere capilista alle europee, ministri etc.. [o.t.: Sandro Gozy non leggere queste righe, altrimenti mori]

 

() Pittibimbo*

Controlla di sicuro circa 320-350 voti.
Che PDR vuole?

*Da lui le carte, è il playmaker e allo stesso tempo quello che può rimetterci il coolo.

POLITICAMENTE: Uno che non gli rompa i coglioni, che non gli rimandi indietro leggi o i decreti (a proposito P. Grasso da vicario gli sta facendo passare tutto.. decreti e canguri), che faccia comizi in suo favore, non sia troppo vicino a Trojka, burocrazia, sindacati e ovviamente alla sinistra del suo partito. Uno che gli sciolga le Camere quando decide lui e che lo reincarichi con qualsiasi maggioranza, senza prendere iniziative inconsulte e resti sui canoni minimali del suo ruolo (vedi supra: Einaudi, Leone, Saragat, i primi 5 anni di Cossiga: LOL).

IDEOLOGICAMENTE: non gliene frega nulla.

GATINAMENTE: Uno che possibilmente sia una sua emanazione diretta, non ne oscuri l’immensa statura politica e la notevole prestanza fisika. E che piaccia alla gente, ma meno di lui. Un xtini/2 ke lo reinkariki a suo piacimento e gli paxi tt le kose ke gli servono, sopratuto soglie su (romano) frodi fiskali e (innocenti) evasioni. 

In modo da intestarselo come il “suo” presidente: in tal senso deve avere una nazarenità “renziana”, ovvero possedere quelle iperboliche doti afferenti alla storia e alla personalità del cazzaro di Pontassieve. Dunque essere “sindaco”, relativamente giovane, battutista provetto, televisivo, pervasivo su twitter.

Oppure: donna. Ma fashion, “condivisa” e politicamente debole, flebile come «il cammino certo infermo ma ineluttabile verso le riforme» (Verderami, Folli: 4 euro ed è vostra!). Non poteva essere la Bonino perché è anziana, brutta e molto competente: conosce una decine di lingue, ex commissaria UE, colta, intelligente, credibile, persino di destra. Non capace come Mogherini e Gentiloni, per carità, ma brava. Xò ora “tumorata” da Dio che le ha fatto pagare gli spilloni nelle vagine illegali (ciao Dio, nn farmi venire roba ke io sn contro la borti). E non esiste su internet una sua foto con cani o bambini, forse qualche bambino del Medio Oriente o qualche negro. Xsone non tenere, insomma: Emma, sei stata nominata [ciao, rimettiti: “minore di 3”]

Il cazzaro di Pontassieve vuole un compagnone con il quale guardare la Fiorentina, bersi una birra analcolica sul divano del Quirinale, farsi selfie con il dito medio da mandare a Fassina, uno che, come direbbe Celentano «divisi siamo persi ci sentiamo quasi niente». Ma che non gli faccia ombra.

Deve sembrare lui il più intelligente, giovane, karino: Nardella sarebbe l’ideale, ma non ha 50 anni.

Ecco il punto. La narrazione, la locura del renzismo che assimila «giovani», «donne» [non per una questione di genere, ma per esibirle e brandirle a mò di trofeo del politically correct], l’idea del nuovo e del «superamento» (concetto della dialettica marxista prestato alla selfienomics), della politica che spesso parla come un’antipolitica moderata e richiede di essere continuamente alimentata: dovrebbe essere un 50enne poco impastoiato con la politica, con punte di gentismo, autorevole come Napolitano, amato come Xtiny e atletico come…. [omissis].

 

() Il Vecchio Porco*

Controlla di sicuro circa 100-110 voti.
Che PDR vuole?

*Il maiale è quello che impone ai suoi di votare sovente con il governo, sfumare come opposizione, perdere voti e residua credibilità offrendo alla Lega una rendita politica – in termini di immagine e di percentuali – rilevante e una caratterizzazione forte come unico rilevante partito di destra antirenziano?

Dalla lunghezza dell’inciso, si capisce che pur controllando una straminoranza dei votanti, per ora è il perno. Renzi lo doveva pensionare, vi ricordate. Ma doveva anche andare a Palazzo Chigi con elezioni e senza ribaltoni. Senza di lui deve affidarsi a sinistra, Cgil, magistrati e UE.

POLITICAMENTE: uno non ostile, un supernazareno malleabile come l’ano di Milly D’Abbraccio, ovvero un sostenitore “attivo” (vedi poteri di scioglimento/nomina/grazia del PDR..) delle larghe intese. Che gli permettono di contare qualcosa in Parlamento, non essere apertamente osteggiato da governo e “Hard powers” e trarre da questa falsa e mendace opposizione di FI la massima rendita politica.

I suoi interessi sono: a) economici; b) politici; c) giudiziari.

[A]
Le «riforme condivise» servono al satiriaco per mantenere il duopolio televisivo, i 2/3 della raccolta pubblicitaria televisiva, i 500 milioni di plusvalore di Mediaset nel 2014 senza una legge sul conflitto di interessi o un riassetto della Rai. La sua posizione politica è legata a doppio filo alla quotazione delle sue aziende. Fateci caso: Mediaset ha un passivo molto rilevante, ma un andamento azionario negli ultimi anni abbastanza soddisfacente. Banche, creditori e mercato diffuso hanno notoriamente un pregiudizio positivo verso il potere, soprattutto in uno statalismo corporativo ridicolmente mascherato da liberismo. L’Italia.

[B]
Questo Parlamento, permettendogli di essere decisivo in commissione sulle leggi ordinarie (giustizia, in particolare..) e in Aula sulla riforma costituzionale e sull’Italicum – che sono la controparte richiesta da Renzi per non bastonarlo, ammesso lo volesse – gli fornisce un potere di veto su quasi tutto. A Fi spetta votare tutto ciò che la “minoranza PD” non vuole e in ogni caso le due riforme di cui sopra.
Ma la riforma costituzionale – nonostante l’enfasi di quel cazzaro di Pittibimbo – è ancora ferma alla prima votazione su 4 e in ogni caso dopo il voto al Senato, il prossimo doppio voto dovrà avere luogo ad almeno 3 mesi di distanza e durerà almeno altri 6 mesi nel suo iter. E se la maggioranza che vota non sarà pari ai 2/3 delle due Camere avrà luogo un referendum costituzionale che la può cancellare. Dunque spostiamo anche il 2016 al 2017. Fino ad allora esisterà un doppio turno con liste (semi?)bloccate e premio alla Camera ed un proporzionale puro con preferenze e sbarramento al 4% al Senato. Renzi, il semplificatore. 

Per i meno avveduti: l’Italicum con il ballottaggio/premio di maggioranza alla prima lista e non alla coalizione in linea teorica escluderebbe dai giochi FI a favore dei Pentatubbies o l’onda montante di Salvini. Ma solo in teoria. Unire in una lista Fi, FdI-An, Lega e gli emissari al governo di Ncd è molto più semplice che unire il PD a tutto il resto, ammesso che il PD resti integro. In quel caso la destra probabilmente scavalcherebbe i Pentatubbies per il ballottaggio. Se ciò avvenisse tra 2-3 anni di recessione, potrebbero arrivare pericolosamente – per noi – al’ennesima farsa di governo.

B. lascerà la politica, si spera, entro pochi anni. Odia tutti i suoi sodali, che giustamente ritiene dei dementi incapaci di dirigere il traffico autoveicolare di un vicolo chiuso. Allontanati i primi liberal-liberisti del 1994-96, morto Fini, con Tremonti a processo e nell’anticamera del suicidio, con Pisanu sull’orlo dei 70 (occhio che non esca lui alla fine.. al Colle!), Letta sr. alla soglia dei 124 anni, quella mezzasega di Casini a mendicare straccetti per interposto Caltagirone, con Salvini pronto a fare da sparring partner a Renzi, chi dovrebbe prenderne il testimone?

L’interregno di Renzi gli garantisce comunque una dinamica politica centripeta e moderata (infatti lo battezzò come: “socialdemocratico”, superLOL), un clientelismo populista riverniciato da “giovane” novità. Il governo dell’ «unico figlio maschio che non ha mai avuto» (Piersilvio è frocio e Luigi l’ha educato la madre, dunque è normale) e la memoria di essere stato l’unico, disastroso, leader vincente di destra nella storia della Repubblica.

Off-topic: vi ricordate di un memorandum del grandiximo Volpe Pasini pubblicato dall’«Espresso», databile ai primi di dicembre 2012 alla vigilia del ballottaggio delle primarie Renzie-Bersagli: si diceva che Renzi avrebbe perso le primarie, lasciato il PD e si sarebbe candidato con un centrotavola trasversale contrattato con B. In quella eterogenesi dei fininvest che è la storia recente italiana, ciò che è avvenuto con altri mezzi e modalità non è troppo distante.

L’idea che dopo di lui ci sia il diluvio non ha mai disturbato il sonno di B. E’lui l’idolo del popolo delle dentiere, dei kani sinpatici, degli ultras milanisti e delle cataratte. E di quelle vecchie baldracche che vorrebbero assaggiare il suo scroto ormai inattivo. Decide sempre e solo lui. I fittiani – mezze figure unicamente interessate ad auto-perpetuarsi nei salotti di Montecitorio e in quell’orgia di divani e paleo-dibattiti che si staglia tra Via Mazzini e La7 – li mette indietro nelle preferenze e li toglie dalle liste bloccate.

[C]
Il flaccido e putrido deterano di B., già definitivo frodatore di 7,3 mln di euro (i restanti di almeno altri 300 e rotti milioni prescritti) e protagonista di prescrizioni e depenalizzazioni lungo tutto l’arco del codice penale.

Assolto in appello sul processo Ruby (insufficienza di prove su prostituzione minorile e interpretazione favor rei ex-legge Severino sulla concussione aggravata), resta da capire se la Cassazione confermerà o casserà – magari evidenziando gli errori dei PM nel formulare l’accusa – la sentenza rimandandola in appello nel quale rischia 4-7 anni. Restano Ruby-ter per corruzione in atti giudiziari (i denari elargiti a Ruby e alle Olgettine), il primo grado a Napoli per la corruzione di De Gregorio e l’udienza preliminare a Bari sulle escort di Tarantini.

Il problema dell’agibilità politica è una farsa, trattandosi di un vecchio balordo: in Parlamento o meno possiede la ditta, e ne ha abbastanza di qualunque cosa gli stia attorno tranne il tenerissimo batuffolo bianco che ci commuove cerebralmente.

Il punto è che la sua incandidabilità fino al 2018 lo espone a nuove misure cautelari – dai servizi sociali, ai domiciliari fino al remoto carcere quasi impossibile grazie alla salva-Previti – nel caso di ulteriore condanna definitiva.

Dunque l’art. 19bis del decreto attuativo sulla delega fiscale (la soglia di depenalizzazione del 3% su frodi ed evasioni) vale per una sua ricandidatura e un nuovo scudo almeno temporaneo sui processi. Renzi e la manina simpatica che ha vergato quelle quattro righe prima di Natale, hanno deciso che se ne riparla il 20 febbraio, a presidente fatto e a Italicum votato. Altri scudi superspaziali sono sempre possibili in Parlamento, in cambio di voti decisivi a Renzi. La grazia è una questione futura. Non immediata, ma tra qualche anno, se la Cassazione conferma l’appello del Ruby-gate ma gli altri processi continuano, oppure entrambi finiscono in vacca.

Ecco perché serve un PDR delle riforme condivise, un moderato dalla parte della sragion di Stato per «pacificare il Paese dopo vent’anni di conflitto permanente», «abbattere i muri del giustizialismo a favore di un reciproco riconoscimento e una civile competizione tra governo e opposizione». Aggiungete la frase che preferite dagli articoli di Marcello Sorgi, Massimo Franco, GreenRami, Salvatore Merlo, Pigi Battista, Piero Ostellino e Stefano Folli.

Un riformatore della Costituzione e tre volte premier, capo del principale partito della destra, può mica subire le angherie degli sgherri rossi e di Magistratura democratica che usa il potere giurisdizionale per instaurare la dittatura del proletariato? Nooo. Nn m senbra karino. Poi ci sarebbe Dell’Utri, che deve scontare 7 anni per concorso esterno in ass. mafiosa. E se per caso inizia a parlare sono craxxi suoi!

IDEOLOGICAMENTE: «dev’essere un moderato». Balle. Lui conosce benissimo gli ex Pci perché gli hanno svenduto il Paese, garantito le televisioni, si sono astenuti in molte leggi vergogna, soprattutto i decreti scritti da Amato nel 1984, l’amnistia che lo ha salvato per falsa testimonianza sulla P2, Legge Mammì, legge Maccanico e al governo hanno mantenuto le porcherie che aveva generato in precedenza. Voterebbe subito uno di loro. Mai un ex Dc di sinistra. B. odia tutti i cattolici di sinistra, da Prodi a Bindi, ritenendoli (correttamente, a mon avis) meno ammanicabili e più radicali di chiunque. Gente che farebbe paura a Curcio e Cagol, cattolici tridentini col cervello grande quanto le nocche delle mani di Fanfani. Al limite puà sperare in un ex Psi, trasversale, ammanicabile, già a lui caro, tipo… [omissis].

GATINAMENTE: Mao Tse Tumblr è il gatino più simpatico del mondo, non essitono genti più sinpatike di lui. Inpossibile: forse Pingu, Boo. Impossibile trovare uno più buffone di lui, e se lo trovasse – magalli lo trovasse.. – si ingelosirebbe: the king of catarat dogs & dentiers non può che essere lui. Ovviamente se il gatino facesse passare grazie, depenalizzazioni e mantenesse l’attuale assetto della Gasparri (ke il gatino Cianpi gli respinse in faccia, come anche la florida idea di annullare le elezioni del 2006), l’interregno di Dudù come responsabile della cultura Fi sarebbe a rischio.

 

() I Minorati Pd*

Controllano 80-110 voti.
Che PDR vuolono?

* A sinistra di Renzi c’è un gruppo di persone unite da una serie di valori, obiettivi e ideali la cui consistenza è la stessa dell’ex Jugoslavia nel 1990. 

Bersaniani – teoricamente i socialdemocratici del bigoncio – Little Fassy girl, Robert Hope, Cangotoro, Maurizio Martina, Damiano, D’Attorre. 

Cuperliani: sempre più in combutta con i bersaniani, ormai quasi indistinguibili

Cani sciolti: Bindi e altri cattolici, indipendenti e vari in cerca di un dog-sitter. Ci sarebbe anche LittleLetta, ma è più facile vedere in transatlantico Jim Morrison che lui. Poco male: al contrario di Renzi, lui lo ritroveremo tra i coglioni per i prossimi 30 anni.

Dalemiani: sono perlopiù anonimi, ormai nessuno si definisce tale, e lo credo bene. Ci mettiamo in mezzo a questi anche molti lettiani tipo Boccia, che all’inizio di Renzi I per 13-14 giorni divenne renziano sperando in un sottosegretariato; e ora è antirenziano e recentemente anche tsiprasiano e avversario dell’austerità. Domani boh. I “giovani turchi” ormai sono renziani e antidalemiani anche. D’Alema è consegnato a quel baratro che merita, insomma.

Civatiani: brave persone, di sinistra, legalitari, dunque del tutto sprovveduti di tattica e strategia. Ve lo ricordate Civati? Se non lo ricordate basta accendere la tv, anche alle 2 del mattino. Civati è quel dolciximo bambino con gli occhi azzurri, con la barba strategica di due giorni e quel sorriso oggettivamente irresistibile che richiede attenzione a Renzi e minaccia la scissione al ritmo del segnale orario del Gr2. Fatico a parlarne male, perché è un grande. Ma anche un grande rompicoglioni: di sinistra, laico, colto, 39enne, ha preso il 15% alle primarie partendo da zero e senza appoggi dell’Apparato. Sarebbe il vero anti-Renzi perché ne riprende diversi codici comunicativi e temi pre-politici (non a caso è un ex-leopoldino), ma con contenuti molto più profondi e nettamente a sinistra. Magari lo sarà in futuro. 

Capite la follia? Come fanno questa centinaia di discorrenti a ostacolare il Nazareno senza una minima unità e coerenza interna?

POLITICAMENTE: vogliono un candidato non nazareno, ma gli va bene tutto ciò che indebolisce Pittibimbo, qualsiasi cosa possa anche ipoteticamente rovinare i giochi suoi e magari essere uno dei loro [es. Bers–omissis]. Fanno asse con i “fittiani” per motivi speculari, ma possono anche mettere il boccone giusto a quei ritardati dei Pentatubbies. Cmq.: uno ke spakki i koglioni a Renxi. Tuttavia essendo ex comunisti – dunque democristiani di destra – devono per forza votare uno dei loro, che provenga da Botteghe Oscure o che abbia fatto il ministro nei loro governi. Magari una figura grigia, che nel gioco dei party va bene a Renzie.

IDEOLOGICAMENTE: pas de mal. Un progressista, ma in senso molto (A)lato. ‘Sta candidatura po’ S piuma (Pr…omissis) o po’ S fero (Am.. omissis). O xsino po’ S uno dei loro: il loro leader che pacificherebbe il partito, ottenendo di intestarsi il PDR. Ma poi ripetono i ben informati: è la carica che.. una volta lì.. il PDR è sempre forte: no, migliorista eri e migliorista rimani e l’ideologia ti serve a interpretare la realtà. E puoi anche sbagliare. Sbaglia il Papa a decapitare uno che gli da del figlio di bagassa (mentre voleva vincere contro l’ISIS lanciando coriandoli), può sbagliare anche un vecchio coglione qualsiasi. Però rimane lui, con grandi poteri.

GATINAMENTE: i minorati Pd hanno un gatino x eccellenza: Civati. Ma lui e i sodali sono una minoranza tra i minorati. Gli altri in generale sono persone grigie, molto più competenti dei pittibimbiani, ma disastrosi nella comunicazione, con accenti vetero. Gente che sogna un doggystyle con la Camusso o un Pov con Sandra Zampa. Il loro PDR non dev’essere un gatino-xtino, ma un serio e compunto uomo/donna di Stato: austero, solenne, che magari nei messaggi di fine anno riesca a provocare sui cittadini un effetto waterboarding o li spinga a cercare un Ryanair per Kobane. Insomma uno come.. [omissis].

 

() I Fittiani*

Controllano 30-50 voti.
Che PDR vuolono?

*gente che è arrivata xsino a capire che B. li sta barattando politicamente per salvarsi. Gentaglia che non sarebbe nulla in un mondo perfetto con regia di Kevin Costner, politicamente, ideologicamente, umanamente. Infatti la finiranno con Half-Ass.

POLITICAMENTE/IDEOLOGICAMENTE: vogliono un cattolico-moderato o un liberale come Martino. Ma gli va benissimo anche uno del PD, purchè sia antinazareno (vedi supra): Finok, Matt, Ama, Pro, tutti sti cavalli, soprattutto quelli dispari sono cavalcabili. Gente che può contare davvero solo nello stallo messicano dalla 5° chiamata in poi, quando anche l’Union Valdotaine diventerà non meno importante di Churchill nel 1944.

GATINAMENTE: hanno il gatino + meglio di tutti in casa: peccato il PDL non abbia vinto nel 2013 🙁

 

() Nuovo Centro Tavola

Controlla 60-80 voti.
Che PDR vuolono?

POLITICAMENTE/IDEOLOGICAMENTE: hanno molti voti, ma fanno asse con B.. forse. A seconda dei giorni sono emissari di B. al governo o acerrimi nemici del satiriaco: essendo composti nella loro “area popolare” da 77 correnti, gli viene difficile qualsiasi decisione. A loro interessa non andare a elezioni fino al 2018. Votano un “moderato”, ma senza garanzie da R. e B. possono sparigliare e fare asse con Fitto e Minorati. Hanno un loro candidato che potrebbe essere forte: uno che nel 2013 aveva messo in cinta la sua filippina, costretta ad abortire e chiesto scusa alla moglie figlia di un costruttore, senza i cui foraggiamenti sarebbe a fare pesca subacquea con Fini. Ecco: riuscisse a intestarsi questo candidato del caos avrebbe vinto la lotteria.

GATINAMENTE: gente di bassa lega ha emozioni di bassa lega. Che un PDR abbia empatia o umanità non interessa. Ci penseranno Marzio Breda & C. a mettergli in mano iconicamente banbini, gatini o landini. Gli ex SC (32 anime, li mettiamo qui per comodità e per loro palese inutilità finchè non decidono di nazarenizzarsi nel PD..) possono al limite riproporre MarioMortimer che pratica un fisting ad Empty e poi alla Bignardi. Quella sarebbe una scena, cazzo. Una grande scena con divisa.

 

() La Lega Nerd (e i fratelli di Talia Shire)

Controllano 50 voti.
Che PDR vuolono?

POLITICAMENTE/IDEOLOGICAMENTE: Feltri, il che vanifica tutta la caciara di questo pezzo. Il problema della satira in Italia è che purtroppo esiste la realtà. Irraggiungibile! Salvini e la piccola fiammiferaia inseguono il loro sogno di vanagloria, dunque le elezioni del PDR sono un’appendice all’ordinaria amm. (sparare sui migranti, fuori dall’euro, Fornerendum etc..). Chiunque vada che non sia Borghi, Paragone, Massimo Fini o qualche altro misurato statista va benissimo per riversargli colate di sterco sopra.

GATINAMENTE: qualunque celebroleso dovrebbe andar bene. Bossi lo è anche clinicamente, ci riflettano.

 

() Tfiniftra, Ecolofia, Ciao

Controllano 30 voti.
Che PDR vuolono?

POLITICAMENTE: stavano andando bene: asse con i minorati, qualche sguardo ai Pentatubbies, antinazareni e recuperavano una buona autonomia con il sostegno a Romano. Poi riescono a vanificare tutto in due mosse: candidare la Castellina (per carità, tanto rispetto: però cazzo, dai!) e dichiarare il voto per “professione fratello morto” alla quarta. In due ore sono tornati appendice del Pd.

IDEOLOGICAMENTE: uno de sinistra, va bene cattolico, non nazareno. Con 34 voti quello puoi fare.

GATINAMENTE: Nichi Pentola è un gatino di per sé: frocio, cattolico, parla come Silvio Muccino di Barivecchia. Possono transigere sul x-tinismo. Nel caso alla V o alla VI chiamata possono sostenere.. V..[omissis]

 

() Pentatubbies*

Controllano 127 voti.
Che PDR vuolono?

*Quella gente presa dal bar o votata da ben decine di persone in un sito senza controlli notarili esterni posseduto da un buffone pluriomicida che spaccava computer e pubblicizzava yogurt; e da uno dei pochi hipster di destra nel mondo che gira con un mocio vileda in testa. Questi due sono anche presidente, segretario, cassiere, ideologo, capo della commissione centrale di controllo, vidimatori di sondaggi. Questa gente ha preso il 25% dei voti, impresa negli ultimi 70 anni riuscita solo a Pci-Pd, Dc e Pdl. Dovevano aprire la scatola di sardine e solo dopo hanno capito di essere loro le sardine.

POLITICAMENTE: avevano un poker d’assi pronto: lanciare Prodi due settimane fa fin dalla prima chiama, abbandonando quella falsa democrazia diretta e il pregiudizio sull’euro (lascino perdere le questioni che hanno più di due subordinate e tre cifre). Prodi: (a) poteva essere il penta candidato e se Renzi – molto controvoglia e le balle rasoterra – lo votava se lo sarebbero intestato e avrebbe avuto riguardo verso loro, più di NapoOrsoCapo che “non sentì il boom” e li riteneva peggio di Carminati; (b) se Renzi non lo votava o portava scuse il Pd poteva scindersi: i minorati lo avrebbero votato e a quel punto “splash”, almeno parte del Pd; (c) B. non lo votava, ma una settimana fa i fittiani si, anche Sc e “area LOLlolare”: possibile scissione o epurazione in FI. Mossa perfetta: Prodi non piace a nessuno, perché è uno che ha sempre vinto tutto. Ci sono arrivati tramite la penta-farsa del direttorio/quirinarie/DibbacheproponeBersagli etc.. e poi esce Imposimato. Quello che dovrebbe presiedere il Consiglio supremo di difesa, le FF. AA., il Csm. Ecco.

IDEOLOGICAMENTE: gentismo puro. Il loro presidente ideale è uno che non è nella casta (tipo Rotoplà: Pli nel ’50, radicale nei ’60, vicino al Psi nei ’70, indipendente negli ’80, Pds nei ’90, Pd negli ’00-’10), non ha mai avuto incarichi (tipo Rotoplà: capo dell’Authority sulla privacy e variamente chiamato come giurista da parlamento ed enti pubblici per 50 anni),e il resto lo sapete. Uno tsunami di minchiate. Ecco, il presidente ideale sarebbe Berlusconi, ma non possono dirlo pubblicamente. Essendo un movimento crollista aspirano affinchè sia il peggio possibile: più è ka$ta, più pensioni ha e meglio è. L’alternativa loro è un legalitario, che sanno non potrebbe mai passare. Tranne uno. Cantone. Lui è anche nel “minore di 3” di Pittibimbo, anche lui era da lanciare subito, forse.

GATINAMENTE: troppo facile: loro metterebbero persino la gigantografia di X-tini inanimata. Poi gli chiedi a un Pentaboy a caso: “ma perché cazzo ti piace così tanto?”. E ti rispondono “xkè era bravo”. Amen.
 

Fine della seconda parte
e FINE


(PIERVITTORIO ROBLEDO BUITONI (Sondrio, 1948) è un politico, dirigente e saggista italiano.

Deputato per il Psdi dal 1979 al 1987, in seguito componente del Cnel, ed editorialista de «L’Indipendente». Attualmente libero docente di Teorie e tecniche del frazionismo partitico all’Università ‘Ca Foscari di Venezia, ha pubblicato diversi libri tra i quali: “Noi ragazzi di Saragat” (Il Mulino, 1982), “Il sonno delle Regioni genera mostre: il sacco degli enti locali in Italia” (Einaudi, 1986), “Liberali oggi: la destra e la nostra avventura” (Einaudi, 1994) e “Come diventai seggio: un’autobiografia” (con Franco Bechis, Carocci 2001).

Il Quirinale Per Bifolchi: potestà, gusti e poteri dell’Omino.

Cossiga9

Disamina popolare di estrema competenza e giovanilistico livore a cura di:

Piervittorio Robledo Buitoni

 

Sommario:


Potestà, gusti, poteri dell’Omino

 

(Caratteristiche: il prepuzio della Repubblica.

Il Presidente della Repubblica è la figura istituzionale che rappresenta lo Stato nella sua interezza e «unità nazionale» (art. 87 c. 1 Cost.): per questo la Costituzione gli affida funzioni di garanzia e non di “indirizzo politico”.

Mah! Dipende. Forse. Boh! Purtuttavia… quando accogli i capigruppo per sollecitargli che le riforme vadano più veloci (“in orario”), quando ti esprimi a favore di un atto normativo e contro gli oppositori… boh. Uno pensa: Garante stocazzo. Ma non voglio vilipendiare il cazzo, dunque sinpatia a go go.

Tutti gli atti del PDR – es. decreti presidenziali – devono essere controfirmati dal ministro proponente (art. 89 Cost.) a riprova della sua “irresponsabilità politica” rispetto gli atti caratterizzanti dell’esecutivo in carica. Tale “irresponsabilità politica” vale sugli atti suoi propri e a maggior ragione sull’emanazione di atti normativi, leggi, decreti, che lo rendono irremovibile dalla sua carica e giuridicamente “irresponsabile”.

Ad eccezione della destituzione pronunciata dalla Corte costituzionale per alto tradimento o attentato alla Costituzione (ciò a cui rischiarono invano di andare incontro Leone e Cossiga); il mandato può inoltre concludersi per impedimento permanente (l’ictus di Antonio Segni), dimissioni, decadenza per effetto della perdita di uno dei requisiti di eleggibilità o ovviamente per morte [xò attendendo ankora qualke anno la salma di un Napolitano III potrebbe innovare la praxxi…].

Il PDR deve avere almeno 50 anni, la pienezza dei diritti civili e politici e nessuna funzione vicaria incompatibile (art. 84 Cost.); se impedito più o meno temporaneamente nelle sue funzioni è sostituito dal Presidente del Senato (art. 86 Cost. di norma per una supplenza “minima”, ovvero sull’ordinaria amministrazione).

Dura in carica 7 anni (art. 85 Cost. — la seconda carica più lunga dopo quella dei giudici della Consulta), riceve un assegno e dotazioni finanziarie proprie stabilite dalla legge e a fine mandato diventa senatore a vita (a meno non vi rinunzi per candidarsi, art. 59.1 Cost.).

Ma allora ci chiediamo la Gente, essendo l’Italia una Repubblica parlamentare, non avendo in merito alla sua nomina una forma di suffragio ed elezione popolare, non essendo a capo di un esecutivo come Obama, non esprimendo un «proprio» esecutivo come Hollande, a che cazzo serve questo bizzarro omino?

 

(Poteri, merendine, ciao.

Il PDR è formalmente il capo delle Forze armate e presiede il Consiglio supremo di Difesa, oltre ad avere importanti prerogative diplomatiche (es.: accredita funzionari e ambasciate estere, accompagna il ministro degli esteri nelle visite ufficiali e nei summit più urgenti, se occorre). In parole povere, se Putin sconfina in Valle d’Aosta si riunisce insieme al ministro della Difesa, ai capi di stato maggiore, ai capi delle polizie e dell’intelligence e decide il da farsi, con chi allearsi, come procedere, dichiarando su autorizzazione delle Camere l’eventuale stato di guerra.

Non “decide” la sostanza della politica estera, essendo tali prerogative appartenenti al Governo e alla conferma in sede parlamentare, ma prima di qualsiasi deliberazione potrebbe ritenere che una «missione di pace» (es. Libano 1982, Kosovo 1999, Iraq 2003, Libano 2007, Libia 2012) contrasta con l’art. 11 Cost. («il nostro paese ripudia la guerra sia come strumento di offesa contro altri popoli sia come mezzo per risolvere le controversie con altri stati») oppure contempla il diritto alla difesa – anche nell’ambito più esteso del Patto Atlantico e gli obblighi di mutua difesa tra consociati – ex. art. 78 Cost, ipoteticamente sconfessando l’esecutivo fino a una crisi istituzionale. Ipotesi pressochè lunari in una democrazia liberale.

Il PDR è “garante” anche nel ratificare i Trattati di diritto internazionale: su autorizzazione delle Camere a seguito di recezione degli stessi con leggi ordinarie (l’art. 80 Cost. indica i casi nei quali la ratifica è una semplice promulgazione) mentre nei Trattati “caratterizzanti” (es.: adesione a organismi internazionali) è – ex. art. 10 c. 1 Cost.: «l’ordinamento giuridico italiano si conforma alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute» – il vigile della compatibilità di esse con la Costituzione. Per esempio non solo Napolitano fu promotore delle adesioni ai Trattati UE 2006-2014 successivi a Maastricht (Lisbona, Costituzione UE finché l’ipotesi rimase in campo) ma soprattutto ritenne compatibili i vincoli da essi conseguenti con la Costituzione (adesione al Fiscal compact in particolare, mentre incardinando il pareggio di bilancio in Costituzione nel 2012 i partiti gli evitarono di esprimersi su una misura molto opinabile, che ovviamente lo vedeva sponsor entusiasta).

Ricorderemo quanto detto nella “Corsa al Colle”, limitandoci ora ad osservare semplicemente che il PDR è il capo delle FF. AA. e influisce notevolmente sul da farsi in caso di sconfinamento dell’Armata rossa in Val D’Aosta. Nel senso: potrebbe essere Dario Foibe e i gruppettari di «Soccorso rosso» o Ferdy Imposimato (su suggerimento del carabiniere Ladu) a dover affrontare un’invasione straniera o decidere se andare a fare guerra all’ISIS o a Virna l’ISIS.

Nonostante non sia un capo dell’esecutivo, è un regista che sovrintende la dinamica istituzionale e garantisce sull’osservanza della Costituzione (la regola suprema che dirime la contesa tra fazioni), ma detiene una serie di poteri effettivi che condizionano le decisioni politiche in maniera sostanziale. Alla parola “regola suprema” mi sono masturbato pensando a Marzio Breda che deflora Salvatore Merlo con in sottofondo la canzone “Yeah” di Usher.

Partiamo dalle prerogative “minori”.

Nominando i senatori a vita fornisce al governo in carica e successivi o un surplus di omini, che possono o meno votare la fiducia, risultando decisivi, come è avvenuto per tutti i governi “politici” della II Repubblica [escluso il Berlusconi III]; in occasioni particolari convoca le camere in seduta straordinaria, conferendo ad eventi in apparenza secondari il crisma di “urgenza” o “ufficialità”, possibile nocumento (risposte del Min. degli Interni sul caso Alfano-Shalabayeva) o giubilo (discorsi del premier alla Nazione sul semestre UE) a governanti od oppositori. Può rompere il cazzo oppure permettere al premier di farsi fagocitare da ettolitri di bava per un semestre europeo. X dire..

Identicamente, nominando gli alti funzionari ed emanando 29 tipologie di atti amministrativi, influisce sull’alta burocrazia e condiziona la dinamica delle decisioni, tenuto conto di tutta l’influenza informale che esercita sulle nomine: sono le stesse persone (es. ragioneria dello Stato, dipartimenti ministeriali, uffici legislativi etc..) che possono oliare una riforma a monte oppure sabotarla scrivendo male i decreti attuativi e rendendoli inapplicabili oppure bloccandone l’esecutività per mancata copertura finanziaria o per antinomia legislativa.

Gran parte delle politiche pubbliche italiane segue questo iter: grandi sboronate in commissione parlamentare, effetti spesso inesistenti «a valle». A volte è xsino meglio kosi.

Rispetto alla funzione giurisdizionale, il PDR nomina 5 giudici costituzionali su 15, ovvero 1/3 dell’organo preposto a sindacare sulla conformità di leggi e decreti alla Legge fondamentale. “Legge fondamentale”: marmellata tutta da leccare spalmata sul clitoride di Paola De Micheli.. gnam! Ciò significa che essi, pur partendo dal crisma giuridico, a seconda della propria tendenza potranno ritenere che di volta in volta un premio di maggioranza è troppo ampio, le restrizioni sulla fecondazione eterologa sono illegittime, il lodo Alfano con legge ordinaria non solo crea un’indebita tutela di rango costituzionale ma contraddice l’art. 3 Cost. Stante la loro enorme competenza teorica, giurisprudenziale e dottrinale, che siano laici o cattolici, proporzionalisti o maggioritari, pro o anti-magistrati, politici o tecnici, “garantisti” (?) o “giustizialisti” (??), uomini o donne, magistrati o professori o avvocati etc.. conta parecchio.
C’è il diritto, ma c’è anche il rovescio, lo smash, non esistono più la quattro stagioni…
Il PDR concede la grazia (la Consulta ha stabilito che l’assenso del guardasigilli è dovuto) e commuta le pene: può elargire la libertà a Mesina (Cossiga: LOL) come a Bompressi, a Corona o a un “ipotetico” frodatore fiscale di 7 mln di euro (a fronte, va sempre ribadito, di altri 300 e rotti prescritti) a capo di un partito che riforma la Costituzione.

Il PDR presiede il Consiglio Superiore della Magistratura ed è formalmente a capo del potere giudiziario: non ha attribuzioni decisive, potendo unicamente rinviare per illegittimità formale decreti e nomine al collegio dei magistrati.

Conta soprattutto il suo parere, in questo caso informale, affidato direttamente ai soliti cani da riporto che lo seguono fino in Papuasia, oppure consegnato ai suoi portavoce che lo elargiscono ai retroscemisti («Il Sacro Presidente avrebbe confidato a una fonte citata dal nostro amico Alfredo, fratello del callifugo di fiducia di Solange che Napolitano non escluda un brunch con Paola Taverna, presente l’ambasciatore Philips e Pingu»). Diverso il caso dei messaggi presidenziali ex. art. 87 Cost. che hanno un crisma di ufficialità e servono a orientare le Camere in modo esplicito su un tema (es. Cossiga con le riforme istituzionali, Napolitano sull’amnistia). Esprimendosi a mezzo stampa e informalmente (Pertini, Cossiga..) o in modo ufficiale (es. Ciampi) su “guerre tra procure”, “eccessi della pubblica accusa”, “riabilitazioni”, “tempi eccessivi”, “carceri insufficienti” etc.. il PDR orienta l’opinione pubblica che provvederà a mettere in cima all’agenda setting «la questione della magistratura inquirente» o della «responsabilità civile dei magistrati». Poi ogni tanto arriva un folle come Cossiga che cerca di imporre al CSM l’ordine del giorno e a spiegargli che devono sponsorizzare una autoriforma [Cossiga: LOL]!

 

(Le armi termonucleari e la regia delle «Riforme condivise che servono al Paese» (il Paese le chiede, del resto!)

Il nostro eroe, indice le elezioni e fissa la prima riunione delle Camere.
La prima prerogativa è uno standard nel caso di naturale fine della legislatura: oscilla di qualche settimana. Così come la convocazione delle Camere si tiene 20 giorni dopo le elezioni, in seguito alla quale vengono eletti presidenti, questori, giunte, uffici di presidenza, gruppi e commissioni parlamentari.

La tempistica in caso di “vulnus” istituzionale può essere decisiva: Napolitano I, a seguito dello stallo messicano del 24 febbraio 2013, trovandosi nell’ultimo semestre “bianco” di presidenza e non potendo sciogliere anticipatamente le Camere (art. 88 Cost.), non potendo indire nuove elezioni come in Grecia (due elezioni politiche successive a un mese di distanza, ma col cazzo, lo avrebbe fatto in ogni caso!) decise di “decantare” le elezioni del febbraio 2013 con esplorazioni, esternazioni, dilatazione dei tempi di nomina e vidimazione degli organismi parlamentari, nomina dei 30 saggi per le riforme (a che titolo? con quali risultati?), consultazioni prolungate e diluite in modo informale, in modo da post-porre la nomina dell’esecutivo alla votazione del successore [il medesimo Napolitano reloaded].

Avendo escluso in precedenza di dimettersi, in maniera da condurre egli in prima persona le consultazioni, condizionò in maniera decisiva la dinamica che porterà Letta jr. al governo, reiterando la Grande colazione.

Ovvero: avrebbe potuto affidare immediatamente a Bersani non un mandato esplorativo, ma un incarico vero e proprio (come per Andreotti IV e Fanfani V e diversi altri esecutivi detti “balneari” di minoranza o di transizione a nuove elezioni), conducendo il Bersani I a una sfiducia palese nelle Camere o al successo tramite soluzioni intermedie (astensione, fiducia condizionata, governo di minoranza), probabilmente provvisorie fino al nuovo voto previa riforma elettorale e approvazione della legge di stabilità.

Invece Napolitano impallinò Bersani, prendendo atto della “non vittoria” elettorale e palesando il suo disaccordo verso un ipotetico governo Pd-Sel-Gentisti, oppure con l’ausilio di montiani, collaboranti centristi (Udc, Gal, cespugli misti) e astensori occulti (la Lega diede qualche segnale).

NapoOrsoCapo espresse così la volontà di arrivare a ciò che ne è seguito: le larghe intese, larghissime nella prima formulazione Letta-Saccodanni estesa anche a FI, l’unica soluzione esperibile in un parlamento tripolare.

Il PDR è il playmaker delle crisi di governo, perché può sciogliere il Parlamento – o anche una sola Camera – anticipatamente (art. 88 Cost.) e nomina il Presidente del Consiglio (art. 92 Cost.).

Ma che cazzo dico? Tutto ciò è vero, oppure sto affastellando termini epigonici solo per nascondere l’insicurezza sul futuro, l’inquietudine per la riforma elettorale e degli strani sfoghi epidermici apparsi nella mia sacca scrotale? Jarabe De Palo direbbe: “Depende”.

Nell’esperienza «duumvirale» italiana lo scioglimento non è un atto politico in mano all’esecutivo (che in tal caso deciderebbe in base ad una rendita politica immediata: se lo sciolgo, vince l’opposizione? Con quale legge elettorale vado a votare? Vado a incassare i sondaggi e stravincere?), ma una presa d’atto del PDR dell’assenza di una maggioranza parlamentare che sostiene il governo.

Tuttavia lo scioglimento è condizionato: se il Parlamento può formare una maggioranza di qualsiasi colore a sostegno del Governo, il PDR non può sciogliere le Camere e indire elezioni. Tutti i golpes denunciati negli ultimi decenni sono cazzate: nel dicembre 1994 la Lega accetta di sostenere Dini, nel 1998 l’UDR accetta di sostenere D’Alema, nel 2011 ABC accettano di sostenere Monti. Si può certo criticare l’attivismo di Scalfaro e Napolitano, inconsueto per una repubblica parlamentare, non portarli in Tribunale come volevano fare i Pentatubbies prima di sfogliare quel parallelepipedo in carta poggiato sulle scrivanie e ancora implasticato: un manuale di diritto costituzionale.

Una parziale eccezione, controversa, ma dettata dall’irrepetibile 1993-94, avvenne quando Scalfaro prendendo atto dei referendum elettorali del 1993, di un parlamento delegittimato, corrotto fino al midollo e inquisito per 1/3, delle dimissioni di Ciampi una volta esaurito il suo ruolo, decise di sciogliere le Camere senza tentare un mandato esplorativo o indire consultazioni. Ma non senza l’avallo e la controfirma dell’esecutivo al decreto di scioglimento e non senza incassare il consenso “informale” di un pentapartito morente e decimato dalle amministrative del 1993, della Lega montante sull’antipolitica e del Pds dello «zombie coi baffi» [fantastica definizione data da Cossiga, LOLlidente della Repubblica] pronto a schierare la «gioiosa macchina da guerra». Stranamente FI, trionfante nel marzo 1994, non ha mai accusato di golpismo Scalfaro per quanto accaduto.

Il PDR rinvia le leggi con messaggio motivato, il che equivale alla richiesta di una nuova formulazione che rispetti l’indicazione presidenziale (che può essere espressa anche con un messaggio alle Camere allegato al rinvio). Perché lo fa (disperato ragazzo mio, cit. Masini)? Dal 1946 al 2005 sono state rinviate 55 leggi (21 di queste da Cossiga, anche per pura discrezionalità politica o dosi eccessive di Lexotan; Cossiga: LOL), quasi tutte per dubbi rispetto all’obbligo di copertura di bilancio (art. 81 C. 4 Cost.).

La Costituzione non indica espressamente le ragioni, che si sono dunque evolute nella prassi e nell’esperienza quirinalizia: in gran parte i rinvii hanno risposto a ragioni di incoerenza della legge con l’ordinamento, conversioni di decreti legge privi di urgenza e necessità, palesi antinomie giuridiche e mancata copertura finanziaria.

Il rinvio è un sindacato di legittimità costituzionale “in itinere”: l’illegittimità costituzionale la stabilisce la Consulta a valle, ma a monte il PDR (ovviamente con l’ausilio dei suoi uffici legislativi) si esprime su una misura che ritiene palesemente incostituzionale. Ad esempio il c.d. Lodo Alfano non venne considerato tale da Napolitano, ma la Consulta provvide a dichiararlo illegittimo, anche perché riprendeva quasi pari il Lodo Schifani (che invece Ciampi rinviò alle Camere) anch’esso caduto sotto la scure della Consulta.

La discrezionalità conta sempre, sia a monte che a valle: secondo voi al governo piace di più il PDR che rompe i coglioni o quello che firma indifferentemente leggi, autografi e cambiali?

 

(Il NapoGolpe, i «giuristi per caso».

Nel novembre 2011, Napolitano ha «salvato» l'Italia dal fallimento immediato (3-4 mesi di autonomia per il pagamento di pensioni e stipendi pubblici, indebitamento su Btp-Cct 5 volte superiore a oggi… dritti verso il default), a costo di una deriva comunque fallimentare ma non (ancora?) disastrosa e definitiva. E’ stato un golpe, oppure tutto lecito e un protagonismo eccessivo?

La proroga del Parlamento e la formazione del Monti I avvenne attraverso uno «scambio politico».

Il «contratto» prevedeva le dimissioni di B. prima della "potenziale" (ma probabile e ponderata da settimane..) sfiducia parlamentare al Berlusconi III da parte di una quarantina di suoi parlamentari, per dare vita ad un esecutivo tecnico, presieduto da colui che una settimana prima Napolitano I aveva provveduto a nominare neo-senatore, legittimandolo alla successione.

In cambio, il governo tecnico di centro-destra – essendo composto eccetto F. Barca da liberali, cattolici, ciellini e conservatori -, non avrebbe toccato gli interessi giudiziari ed economici del grande Porco e avrebbe evitato elezioni con il PDL al 5% e il Patto di Vasto al 40-45% due anni prima dell’esplosione del grillismo.

Casini e Fini erano d’accordissimo: il primo è un 1,87 di vuoto cosmico, il secondo uno dei registi della caduta di B… a proposito, grazie Gianfry (ma ora spiega il Futuro e le Libertà agli anceli di Montecarlo, ciao).

Bersani e il PD avrebbero stravinto le elezioni: PD era dato medio-alto al 25-30%, SEL era al culmine del 9%, esprimeva un governatore e tutti i sindaci vincenti delle amm.ve del maggio-giugno 2011, mentre IDV prima di “Report” stava al 7-8% vittoriosa nei referendum legislativi anti-B. e ritenuta dai gentisti orfani di partito come l’unica opposizione credibile (ricordiamo che ancora nel 2013 Grillo pensava di candidare Di Pietro al Colle).

Il Patto di Vasto venne scongiurato da Napolitano circa la gravità della situazione e il rischio di elezioni con lo spread a 7-800; Giorgio promise a Bersani che avrebbe incassato poi: il buon «Bersano mobile» ci ha rimesso le penne, ha visto Monti scendere in campo, si è visto addossare un po’ tutto dalle riforme Fornero a Hiroshima, insultato da Grillo, considerato comunista dal “Corriere” e conservatore da Rivoluzione-c-Bieber, sbeffeggiato dall’incantevole Creamy in streamy e infine dallo stesso Napolitano gli ha scritto «scemo: skerzavo» nella fronte con un uniposca di colore fuxia.

Con le larghe intese all’anno V, sono passate le firme ai Trattati e le riforme del 2012-2014 (F. Compact, pareggio di bilancio e aggiustamenti a Maastricht su deficit e tassi di sconto, firmati da quasi tutto il Parlamento "governativo") in cambio del termine della speculazione sui titoli italiani e sul suo debito (comunque aumentato in tre anni dal 119% al 132%, mentre Prodi II lo lasciò nel 2008 al 106%..), comprando i primi e calmierando i rendimenti altissimi di allora (lo spread in pochi mesi scese da 620 a 160 punti).

Il Ltro e il Quantitative easing sono altri tasselli di queste parziali correzioni all’austerità, poco più espansive monetariamente (il succo è il 20% di emissione originaria e garantita autonomamente dalla BCE, aumenta modicamente l’inflazione, deprezza l’euro per le esportazioni dall’Europa meridionale, si potrebbe arrivare all’1/1 sul dollaro) dell’irrorazione di denaro alle banche private e al foraggiamento di debiti e interessi passivi di medio periodo, senza rischio di solvibilità per la BCE essendo garantiti dalle banche centrali nazionali l’80% dei 1100 mld (in soldoni: se falliamo o non rendiamo i prestiti miliardari della BCE, Palazzo Koch si rivarrà sullo Stato italiano che dovrà tagliare servizi e stipendi per non fallire e ripagare Mary Drake). Ma al di là di questa euro-masturbazioni scritte mentre fisso il mio scroto, stiamo messi male e il PDR è parte di questo declino che si spera non inesorabile. Sia chiaro: grazie NapoOrsoCapo, però anche un po’ no.

Nessun golpe, come sostiene un ciccione che parla come Stanlio e si propone di "Ammazzawe il Gacciopawdo", con un italiano a dir poco malfermo (off topic: quando Schumy – che in un decennio a Maranello – vinse 5 mondiali non andò oltre i “Vinco/pista/ciao”, “Pole posiscio bello risultare”, “Grip bruto ma motoro karini” venne sbeffeggiato, se un giornalista estero parla un italiano sconnesso è: “karino”, “caratteristico”, dunque “dolce”).

Sostiene senza vergogna la tesi del «Golpwe» anche la destra italiana, quella che dovrebbe costruire un Colosseo per Giorgio, che non a caso ha supplicato di tornare al Quirinale. Giorgio ha promulgato senza rimandare indietro tutte le leggi ad personam e tutto il resto – eccetto il decreto Eluana e l’ultima demenziale finanziaria di ThreeMounts – mentre Mario, pure proposto da B. come candidato premier nel dicembre 2012, è poi diventato il bersaglio di tutti: nessuno lo ha sostenuto, tutto ha fatto lui, solo lui ha aumentato le tasse. E soprattutto, fino al 2011 si stava bene. Conti a posto, crescita voluminosa, altissima politica. Così il PDL prende il 21% del feb. 2013, quasi la metà del 37% del 2008, ma 3-4 volte più di quanto un Paese di normodotati tributerebbe a uno dei governi più nefasti della storia occidentale!

Mario il comunista e Giorgio, i nemici della destra e gli amici della sinistra, insomma. 

 

(La discrezionalità, il senso dello Stato, la gang-bang.

Quanto conta l’opinione, la sensibilità del PDR in questi casi? Moltissimo.

Quando nel dicembre 2010 Napolitano I calendarizzò la sfiducia a Berlusconi III un mese dopo la richiesta di Fini & Co., gli permise di raccattare voti (vi ricordate i Polidori, i Guzzanti, i Barbareschi..), risultando decisivo per la tenuta del governo. Avesse concesso a Prodi II – al quale era molto ostile a causa del presunto sbilanciamento a sinistra, e più in generale per la sua «politicità» (divisiva!) – quel lasso di tempo, forse il csx di allora avrebbe convinto tutti i recalcitranti a tornare sui loro passi, drenando l’attivismo di FI sui Dini, Mastella, Idvisti etc…

Così come avrebbe potuto, pur al limite dei suoi poteri (che pure in altre occasioni ha forzato in maniera sostanziale) convincere Monti a non dimettersi e restare in carica per altri 2 mesi in minoranza per l’ordinaria amministrazione, sino alla scadenza naturale della legislatura, dimettendosi a gennaio, in maniera da far eleggere il suo successore al Colle dal Parlamento in carica.

Ma pensava, come anche Monti e Bersani, che PD-SEL autonomo alla Camera e costretto al Senato a cercare SC, sarebbe riuscito a formare un governo tricolore PD-SEL-SC o più probabilmente un bicolore PD-SC con SEL all’opposizione più o meno «amica».

Il 5-6% di incremento gentista nell’ultima settimana di campagna elettorale ha sabotato il disegno, che meglio ancora sarebbe stato nelle intenzioni di Napolitano I se Monti andava a ri-presiedere il governo o al limite lasciava l’incombenza a Bersani convolando al Quirinale e controllando dal Colle le «riforme condivise» di un governo autosufficiente da Berlusconi, ma con soli 10-15 senatori di maggioranza al Senato. Decisiva Scelta civica, Casini, Fini, Mauro e tutto quel mondo che solo un anno dopo alle europee ne uscirà demolito (dall’8-10% allo 0,9% tutti voti convolati verso il PD, nuovo partito di centro, e all’Udc abbarbicata ad Alfano).

Insomma: un esecutivo abbastanza forte da riproporre lo schema di austerità e di rigore finanziario (che poi sono immaginari, dal momento che produciamo 2,7-3% di deficit annuale, 40 nuovi mld di spesa pubblica e 3-4-5% di Dp/Pil all’anno…! Mentre gli interessi passivi annuale sono scesi da 95 a 95 mld: mecojoni!) ma troppo debole per una rivoluzione proletaria, l’esproprio dei patrimoni e delle immobilizzazioni dei padroni, la loro collettivizzazione e la legge marziale contro i capitalisti. Il programma di PD e SEL, insomma. E ora di Tsypriza.

Si diceva poc’anzi che il PDR, a seguito di consultazioni – pur non previste dalla Costituzione – nomina del capo del governo, e su sua proposta i ministri.

Nel primo trentennio repubblicano, dai notarili Einaudi e Leone, passando per il minimalismo di Saragat e De Nicola, solo in due sporadiche occasioni il PDR assunse iniziative disgiunte dalle dinamiche interne alla DC e dai partiti di governo. Nel 1960 Gronchi nominò Tambroni a capo di un “governo del presidente”, sostenuto all’esterno dal Msi, ma dopo i fatti del luglio 1960 l’esecutivo cadde immediatamente e il PDR ne uscì demolito. Nel luglio 1964 come noto Segni convoca alle consultazioni il generale De Lorenzo e altri militari, perlopiù in funzione intimidatoria verso il csx: alla fine Moro viene confermato primo ministro, ma su un impianto programmatico più moderato.

Salvo queste due occasioni, fino alla presidenta Xtini (da distinguere da B., che sarebbe il presidente Xteeny e da Franco 4tini tanto caro a chiunque voglia fare una citazione dotta di sinistra senza leggere. Che poi Sgarbie replicherebbe: «E Pasoliny??») tutti i presidenti del consiglio dei ministri sono democristiani ed espressione delle correnti Dc e degli equilibri delle coalizioni centriste o di centro-sinistra: il PDR – che nelle consultazioni convoca i capigruppo parlamentari, i presidenti delle Camere, i principali esponenti di partito e chiunque ritienga sia utile per dirimere la crisi – prendeva atto degli equilibri intra/infrapartitici e designava l’esponente DC frutto di quella mediazione, che a sua volta proponeva un novero di ministri tenendo conto delle indicazioni dei partiti che avrebbero sostenuto l’esecutivo. Svuotando di senso le prerogative di approvazione/veto del PDR. Era la «Repubblica dei partiti», partitocrazia, Ka$ta ante-litteram.

Xtini cambiò la prassi, designando in prima persona prima La Malfa e Craxxi in due tentativi falliti (1979) poi a seguito della caduta di 4Lani sulla P2 (1981) designò con successo Spadolini, allora segretario del Pri (partito del 2% nel 1979), primo laico e non democristiano a capo del governo. Come anche nel 1983 con Craxi, Pertini provvide alla designazione in prima persona.

Con il 1992 e la deflagrazione della prima Repubblica, non solo il PDR divenne il principale artefice della nomina del capo del governo, ma espresse in prima persona esecutivi (governi del presidente come quelli presieduti da Dini, Ciampi e Monti, formati da “tecnici” non espressione dei partiti) o in taluni casi pose il veto su singoli ministri in fase di proposta, come quando Scalfaro bocciò Previti guardasigilli. Napolitano pose il veto a Renzi su Gratteri alla giustizia e “impose” Padoan all’economia.

 

Fine della prima parte
Domani la seconda parte:
(Lo Scemario della Corsa al Quirinale)

 


(PIERVITTORIO ROBLEDO BUITONI (Sondrio, 1948) è un politico, dirigente e saggista italiano.

Deputato per il Psdi dal 1979 al 1987, in seguito componente del Cnel, ed editorialista de «L’Indipendente». Attualmente libero docente di Teorie e tecniche del frazionismo partitico all’Università ‘Ca Foscari di Venezia, ha pubblicato diversi libri tra i quali: “Noi ragazzi di Saragat” (Il Mulino, 1982), “Il sonno delle Regioni genera mostre: il sacco degli enti locali in Italia” (Einaudi, 1986), “Liberali oggi: la destra e la nostra avventura” (Einaudi, 1994) e “Come diventai seggio: un’autobiografia” (con Franco Bechis, Carocci 2001).

 

Tutto Come Sembra

PrimaSteTrasp

di Andrea Tabagista Frau

Il mondo era un posto fantastico in cui vivere. Gli abitanti erano sereni e gratificati, e il paesaggio non era da meno. Quei nazisti con la fissa dell’ambiente avevano trasformato il pianeta in una chiazza verde asettica, inquietante, quasi irritante. Gli astronauti daltonici che la guardavano dallo spazio non si perdevano nulla. Lo spettacolo cromatico sembrava uscito dalla RAI del 1950.

La Terra era abitata da ammassi di carne asessuata, empatici come terroristi e sensibili come notebook. Una delle poche qualità dell’essere umano, ossia quella di essere oggettivamente buffo, era scomparsa. Queste forme di vita perfette si rifornivano in distributori automatici di verità assolute: filosofia, religione, politica, questioni private e famigliari, tutto veniva chiarito da questi dispensatori automatici di sicurezze. Il dubbio, l’incertezza e la paura della morte erano svanite.

Pochissime persone insistevano a coltivare il dubbio, come un Eden imperfetto in un paradiso artificiale, come una pianta di mirto in un templio di chirurgia sperimentale.

Per qualche motivo difficile da spiegare, questi esseri umani adoravano la loro condizione di infelicità. I zelanti conservatori del dubbio si erano auto-esiliati in un’isola.

Nella loro isola regnava lo stato di natura; tutti i libri che avevano divorato sull’illuminismo, il socialismo, il liberalismo, la democrazia rappresentativa e diretta, non erano serviti a nulla. Ormai si sarebbero accontentati perfino della morente democrazia parlamentare. Era gente che aveva studiato nelle migliori scuole, ma l’unica legge che vigeva era quella del più forte. Hobbes si faceva quattro risate, portando a spasso il suo lupo all’inferno.

Intanto, nel mondo della felicità artificiale, ogni organizzazione, sindacale, partitica, culturale era naturalmente evaporata. Venivano ricordati con orrore le oceaniche manifestazioni e gli assembramenti umani, in cui gli ego tendevano ad annullarsi. Il ricordo che inquietava di più era semplice: il condividere un ideale o valore con una comunità. Certo, un infelice come chi scrive, avrebbe potuto far notare che, a parte gli auto-esiliati, questi esseri umani condividevano la venerazione della tecnica, nello specifico quella dei distributori di verità assolute. Ma è proprio questa vis polemica a far di me un infelice.

Anche i tabù erano svaniti, l’ultima censura risaliva a secoli fa.

In questo idillio, gli autori satirici, sciacalli che attendevano una tragedia per ricamarci su battute da repertorio, non trovavano posto. Questi profeti del dubbio, operai di una catena di montaggio alimentata dal dolore, pronti a irridere ogni tragedia che non li riguardasse, non avevano motivo d’esistere.

La pace regnava, le ingiustizie, o la percezione di esse, erano scomparse e con loro i tabù sessuali.

La peggior battuta su coprofagia o incesto non destava scandalo, anzi, non destava alcunché. Salò di Pasolini era trasmesso alla stregua dei Teletubbies. Sepolcri imbiancati raccontavano, in circoli esclusivi, al tè delle cinque, storielle licenziose sul Papa che si masturba sugli addominali di Gesù, suore in topless ai raduni delle Femen, sulla Madonna e il bondage, su Maometto che si fa i selfie come Totti, mentre sodomizza un maiale e altre blasfeme amenità. Non esistevano religiosi permalosi, non esistevano proprio religiosi con relativa sensibilità. Non esistevano conservatori o progressisti. L’equilibrio aureo che aveva tenuto il mondo occidentale al riparo del caos era andato in cenere con l’ultima Papessa.

Nauseati dalla noiosa armonia, autori satirici e monologhisti libertari, compirono una serie di attentati per terrorizzare la città e scuotere quel torpore che pareva avesse divorato ogni mente. Migliaia di presunti innocenti perirono e i loro cari piansero con discrezione londinese. L’amministrazione mondiale non abbozzò alcuna reazione anche se, ovviamente, gli unici sospettati erano gli auto-esiliati.

I terroristi, per deformazione professionale, non rinunciavano alla loro indole satirica. Avevano fatto detonare bombe a forma di condom nelle chiese, bambole gonfiabili con il burka, imbottite di tritolo facevano saltare in aria le moschee, nei musei in ricordo della Shoah, ormai deserti e abbandonati, si lasciavano biglietti in cui si consigliava agli ebrei di lasciare l’edificio, l’ultima statua raffigurante il Califfo Al- Baghdadi veniva lapidata con pillole contraccettive esplosive in quanto adultero del genere umano.

Nonostante divampasse l’inferno, la nuova umanità non fece una piega. Nessuno sembrava terrorizzato, se ne stavano tranquilli con il loro aplomb sicuro e inattaccabile. Così i terroristi satirici e gli ultimi pensatori liberi, sfiancati e demotivati rinunciarono alla guerriglia in difesa del libero arbitrio, del conflitto e della sofferenza. Erano stati sconfitti. Ora però volevano capire, così rinunciarono alla loro inutile libertà in cambio della sicurezza e della verità.

Gli ex resistenti si servirono dei distributori automatici che avevano tanto irriso nei loro pamphlet, e finalmente capirono: la vecchia umanità era estinta da secoli, ora l’uomo nuovo era sereno perché cosciente di essere irreale. Tutto era frutto di un racconto di uno di loro che perpetuava l’inganno da chissà quanto tempo. Gli autori satirici lo trovarono e gli chiesero di smettere.

BastaBastaSteTrasp

Versione riveduta e corretta dall'originale del 2008.
Immagini di Stefano Antonucci.

Techno Performance di Natale

Irrlicht tagliata
Con questa gelida allucinazione di Andrea “Tabagista” Frau inauguriamo Buon Sangue, categoria in cui verranno ospitate le opere di autori stimati e amici.

 

Filippa Lagerback: “Fabio, con noi stasera c’è il professor Zagrebel…”.

Un tizio vestito da babbo natale con una maschera anti-gas entra nello studio brandendo un fucile. La gente urla, cerca di scappare, ma il tizio spara in aria e ordina di star seduti e in silenzio.

Fabio Fazio si nasconde sotto il tavolo.

Il babbo natale piazza uno strano congegno a terra dal quale fuoriesce un gas che immobilizza il pubblico. La camera continua a riprendere. Il tizio prende un foglio dalla tasca e comincia a leggere:

Prima della rinuncia all’umanità, così si chiamò l’avvento dei cyborg, con conseguente estinzione programmata e volontaria del genere umano, non si stava bene. I consumatori raggiungevano una catarsi solo dopo il superamento di livello di un videogioco, dopo la visione di qualche serie tv, la vincita di una scommessa, una vittoriosa lite nel traffico cittadino, o dopo il rinnovo di un contratto di lavoro. I chackra si aprivano e chiudevano come le portine dei centri commerciali.

L’unica forma di resistenza consisteva nel segnalare gli oppressori a Facebook.

Il potere temporale ora è detenuto da un giovane cyborg dai circuiti ancora vergini (il filo della speranza gli è stato ricostruito). Tutti vogliono iscriversi alla sua agenzia che si occupa di creare, curare gli interessi e distruggere un mito. Il cyborg ha il viso di Francesco Fachinetti, il seno di Selvaggia Lucarelli, la pancia flaccida di Matteo Salvini, i nei di Matteo Renzi, il ciuffo brillantinato del brillante Andrea Scanzi, i tatuaggi rassicuranti di Fedez, la fame di Carlo Cracco e il feticismo per i piedi di Giuseppe Cruciani. Il tutto cucito con l’abilità di un infibulatore di un prestigioso atelier.

L’ibrido umano ha il congegno dell’empatia arrugginito. Inizialmente lo ha usato per provare l’orgasmo dei suoi partner occasionali. Ma le sue sensazioni non le condivideva con nessuno per pudore ed egoismo. Ora si è stancato dei suoi orgasmi, figuriamoci di quelli degli altri.

Il cyborg scrive post su Facebook per ogni violento caso di cronaca. Si scaglia contro i sospettati, contro i presunti assassini. I suoi bersagli preferiti sono le madri accusate di aver ucciso il proprio bambino. Egli aspira a esser Dio che fermò la mano di Abramo pronta a uccidere Isacco. Dal social network, il leader invoca punizioni corporali, castighi esemplari e decide, di caso in caso, con un rapido sondaggio, se ricorrere o meno alla pena di morte. Ogni like rafforza il leader, come olio balsamico per i suoi ingranaggi, ogni commento è linfa vitale che rinvigorisce la sua tecno-aura elettronica. Se la presunta infanticida milita nell’agenzia del cyborg, la gogna le viene risparmiata.

Il nuovo Dalai Lama è un calcolatore elettronico. Il governo cinese gli ha permesso di rientrare in Tibet. Il partito comunista cinese lo adora! I monaci tibetani hanno immolato i loro vecchi portatili, gettandoli dall’Everest, per rimpiazzarli con modelli più nuovi. Esso sta la maggior parte del tempo sotto un salice. Segue descrizione lunghissima dell’albero. (Loading…)

L’etereo computer, guida spirituale dei buddisti, ha impiantato dentro di sé un congegno in grado di provocare meccanicamente l’orgasmo. L’applicazione dell’orgasmo artificiale si è inceppata qualche anno fa. Il cyborg provava un orgasmo al minuto: questo annullamento di sé, questo susseguirsi di piccole morti con conseguenti rinascite e reincarnazioni hanno generato un nuovo essere. Il nuovo essere non è più in grado di provare emozioni e sensazioni terrene; piacere, dolore, rabbia, amore, sofferenza, ora, sono a lui sconosciute. I suoi freddi circuiti sono sinapsi ben oliate e le sue azioni scaturiscono da decisioni impulsive e irrazionali.

In un’altra vita sua santità binaria era una transister ma quando cessò l’installazione dei driver ormonali tra gli spiacevoli effetti collaterali si verificò quello di divenire un guru.

La santa e mistica macchina orientale fa parte dell’agenzia del cyborg.

Nel suo post d’insediamento ha scritto:

“La terra è un posto stupendo da devastare. Gli esseri umani sono gli hecklers della Creazione. Sono come quel ragazzo americano che scrisse con un pennarello Josh was here sulle rovine del Colosseo a Las Vegas”.

Squarci di conversazione tra robot nella Cagliari di circa 200.000 anni fa. Un robot indossa un sombrero, un costume sardo e degli scarponi da astronauta, l’altro una muta subacquea, una corona di spine e ai piedi delle crocs. Un essere umano legato a un albero suona la cetra creando un sottofondo rilassante per la conversazione, un altro umano spruzza del diserbante per ossigenare i due interlocutori. Tra gli automi va molto di moda indossare delle bombole d’ossigeno a mò di zainetto. La moda tra i giovani cyborg è quella di farsi impiantare finti brufoli sul viso. Tra le tante imperfezioni umane, questa è quella che sembrano invidiare maggiormente. Va di moda anche balbettare, zoppicare, ridere in maniera strana, esser depressi, insonni e bulimici, puzzare, ed esser miope.

“Raga, poscia, vi followo desde un fottio di χρόνος”. “liegen איך!”

“La vostra attitude, eziandio, custa strollichenzia, mi porta a declinare my invitatio para l’apericena, brò, 01000011011010010110000101101111”. “Me ne frego del mood, tupamaros! Chakula Cema, scialla”.
(Seguono grugniti, espettorazioni e strette di mano molto lunghe e coreografiche).

Automobilisti si schiantano con le loro auto d’epoca a 200 km/h per rilassare i robot. Il rumore dello schianto metallico accessoriate di urla disumane sono soavi, pura melodia per loro. I resti di auto e carne umana vengono inseriti nella grande clessidra, monumento comunale all’insensatezza della vita. Quando i resti passano da una sfera di vetro all’altra, lettiera o portacenere di scarti umani e metallici, una musica che potremmo definire techno classica, un Beethoven da rave, esplode per le vie della città. Ciò succede quando i cyborg lo desiderano, circa dieci volte al giorno. Quando ciò accade gli umani, residuali come stock di merce invenduta ormai avariata, cessano di fare qualsiasi cosa e ridono ritualmente a squarciagola con la mano sul petto.

Un uomo vestito da pirata dei cartoni animati e un piccolo chihuahua robot con un finto neo sulla guancia destra girano per le bancarelle. Alla vista di una sciarpa nera infeltrita, il cagnolino esclama: “Per Bush Junior, che kitsch!”

In tutti gli specchi dei bagni viene trasmesso ininterrottamente un unico programma tv: una sorta di Junior Master Chef dell’ingegneria genetica. Nuovi ibridi umani cucinano in una sorta di brodo primordiale e placenta artificiale dei feti umani rinvenuti nei vecchi cimiteri dei feti abortiti. L’ambiziosa missione del programma è quella di cucinare un vero essere umano partendo da pochissimi ingredienti trovati in una mistery box a forma di bara. I giudici sono i primi cyborg, quelli con ben il 14% di organi e tessuti umani. Inutile dire che siano molto pretenziosi, sadici e vanesi come solo un essere umano sa fingere di essere. Ogni 25 dicembre si sparge la voce sia stato clonato il primo essere umano, ma finora è sempre stata una voce destituita da ogni fondamento.

Dialogo tra l’autore e l’agente letterario nell’anno domini 0,00076 pre-estinzione del genere umano:

“Bevi il tuo grog, Michele!”

“Ho paura di guardare negli occhi una persona per più di cinque secondi”.

“E tua moglie?”

“Con lei è diverso. Non temo che possa scoprire il mio segreto. Lei sa bene come sono. Ma gli altri…se solo sapessero”.

“Sapessero che hai creato tutto ciò? Tranquillo, non c’è più nessuno che può lamentarsi. La cassetta delle lamentele anonime è in frantumi”.

“Se solo durante la rivoluzione francese avessero avuto una cassetta per le lamentele”.

“L’avrebbero usata per metterci la tua testa”.

“Probabile”.

L’effetto del gas finisce contemporaneamente al racconto. Fazio riemerge dal tavolo. Stringe la mano del tizio babbo natale. Spiega che la performance era concordata. Il pubblico ammaestrato applaude. Una signora anziana, professoressa in pensione chiede scusa per aver avuto un malore. Il presentatore la perdona con grande bontà. Filippa Lagerback bacia l’ospite autore della performance che timidamente dice: “L’ho fatto solo per questo bacio”. Il pubblico sospira dalla tenerezza. Saluti. Dopo di noi la partita dell’Italia under 21. Ma ora pubblicità. Mentre il filmato sfuma si intravede il performer prendere il fucile e spararsi in testa.

di Andrea Tabagista Frau

Immagine estrapolata dalla copertina di Irrlicht
realizzata da Peter Geitner.