Alguer

 

Gli antichi tumori alberati
Per il tuo lungomare, Alguer
Simili a zampe d'elefante
Cornuti trofei esposti al molo
Ricordano che tutto ricordano:
L'eternità strappata al vento del tempo
Io e lei intrecciati come radici del sole.

In questi giorni

Guardo i film di Fellini
Leggo i libri di Philip K. Dick
Vivo con la donna che amo
E il mio gatto mi ronza accanto

In giorni come questi 
L'esistenza è una risposta
Che tutte le nocciole cantano
E non m'importa d'altro.

Stilla

 

Tutto bullandosi di saggezza 
S'una strada bianca sudario
Un pischello di terra m'incrocia
E mi dice con voce secca:

Sgama quella libellula
Che garrula s'intrippa
Col vento di primavera

Mollata la timidezza
Ha il mondo nelle ali
E zompa come saetta

Alla tua piccola stilla interna
Luminosità metti a stecca
Così lasciati essere 
Esibisciti al social sole  
Vacca di luce
Che tutti lecca.

 

 

L'immagine è "La Città delle Semisfere" 
da Dodici città ideali di Superstudio, 1971.

Memoria Istantanea

 

 

 

Uno stagno di lana
Nella notte gelata
Mormora le sue onde campanare

Finge solinga sul ripetitore
Filante metallo
Un'alta stella piccante

S'un opaco rapace
Mozzo del lato oscuro
La luna sbalza un cono indefinito

La tua bocca tanto mi ha mentito
I tuoi occhi pianto
Le dita detto addio.

 

 

 

Sopra, un dipinto di Tomoo Gokita.

Logopedia

 

 

 

A bocca socchiusa
Poggio la mia lingua
Sull'interno dell'arcata dentale superiore
All'altezza della gengiva
Sollevo appena la laringe
E per l'istante di uno schiocco
Occludo il fiato 
Che risuona scivolando
Riflesso fra i miei denti

Quindi abbasso la mandibola
E vibro l'aria sulle mie corde vocali
Poi richiudo la bocca breve
Emettendo un delicato boato
Infine protendo le labbra
In un ovale di voglia
Da cui esalo
Un ultimo sospiro sonoro
Verso di te.

 

 

 

 

Foto di Manuel Tanner.

Nullismo

 

 

 

Io che le mandavo
Perduto
Versi di Chlebnikov dal cellulare

Una goccia è meraviglia
La seconda lucentezza
Tutte le altre ricordo

Ma ora 
In questa realtà sinergica
Cammino
Coi miei libri bucati
Ai piedi

E questi versi?
Questi versi al nulla
Alla morte
Alla gloria
Al nulla

Come universi paralleli
Tutto attraversa

Illapa
Shamash
E Veles il poeta
Siete polvere
Scivolata sotto la porta

Chi vi riconosce?
Nessuno ritorna

E tu Gesù esitante
Inchiodato allo stipite del millennio
Cosa aspetti?
Illuso fantasma
Cosa aspetti ad andare?
Muhammad?
Che ti venga incontro forse?

Ma se lei
Lei nemmeno
Torna con me.

 

 

 

Nell'immagine, pioggia di neve.

E così te ne stai al computer

 

 

E così te ne stai al computer
Per delle ore che scompaiono
Come il petrolio di una torcia accesa
In una caverna a guardare le ombre
Senza un amore preciso
Ma un vago sostanziale impeto perenne
Ed è il suo nome che ti morde le labbra
Come un oceano le sue rive

Intanto un fiume dentro ti scorre
Come i tubi di riscaldamento di casa
Disseta il più antico lago azzurro
Sepolto sotto i ghiacci dell'Antartide
Lì si agitano i batteri dell'inconscio
Proliferano le alghe unicellulari della memoria
galleggia la sua immagine fiammeggiante

Non più verso il Sole mano nella mano
Ma ognuno sopra il suo video mammuth
In un'eterna cavalcata evoluzionistica solitaria
Né i suoi occhi a sciogliere la teca da museo
Dell'esibizione di agghiacciante singolarità
Né la mia bocca si appoggia più delicata
A suonare il caldo disco della sua pelle

Tutto scorre e scintilla breve
Nel mio nido destoricizzante.

 

Immagine di Eta.