Cento di Questi Giorni

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L'amore dei vecchi non doveva rinunciare più al sesso e Fabrizio lo scoprì sdraiato sul suo lettino d'ospedale. Aveva flirtato a lungo con lei: le aveva aperto la porta di radiologia, le aveva offerto una flebo romantica a base di pesce e vino bianco, e in corridoio, un pomeriggio, alle macchinette automatiche, avevano preso di nascosto il caffè, lo stesso che la notte aveva impedito loro di dormire, anche se a quell'insonnia avevano voluto dare una diagnosi un po' diversa: amore.

Così, quando Elisa si avvicinò insicura e asintomatica al suo letto, bastò appena il sospetto di una presenza per fargli aprire gli occhi. Stupito e felice le fece spazio, lei prima si sedette lentamente, mentre la camicia ospedaliera lasciava intravedere i suoi seni grinzosi e oblunghi come gavettoni sgonfi, poi si distese, facendo attenzione ad evitare i lamenti metallici del letto e a non rompere così il fragile sonno del resto del reparto. Una volta faccia a faccia si baciarono, mentre le loro mani simili a sottili tubercoli di zenzero si radicavano in basso, a scoprire l'un l'altra che i soldi spesi per mantenere vitali i propri organi genitali non erano stati gettati al vento.

Quella scena fu vista da milioni di telespettatori. Si rimaneva estasiati da quegli ultranovantenari ficcati sotto il lenzuolo che tornavano agli anni della loro gioventù e più precisamente al '69. L'idea di pagare l'accanimento sugli anziani attraverso la creazione di reality show fu il vero bingo delle Aziende Sanitarie Locali. Si chiamava "Cento di Questi Giorni". Non c'era niente di immorale in fondo, niente di peggio rispetto a quello che era già stato fatto con altri trattamenti terapeutici multimediali. E poi non era per tutti. Il pubblico era composto prevalentemente da giovani, 50-60enni, molti dei quali coi loro semplici mezzi non potevano ambire a quel senato ampliato che era diventata la quarta età, ma che speravano di essere un giorno selezionati dai giudici delle Asl. Una volta dentro poi si dovevano superare le eliminazioni, ovvero il classico televoto in cui la gente a casa poteva decidere se tu, paziente decrepito attaccato a una macchina ad ore alterne, meritassi di raggiungere il secolo. Il giorno del centesimo compleanno del paziente poi veniva fatta una cerimonia, una festa e via, lo accompagnavano fuori dall'ospedale per tornare dai suoi cari come un eroe. Lontani dalle cure e dalla vita controllata dell'ospedale però gli anziani si abbandonavano agli eccessi, sfruttando la loro popolarità e cercando introiti attraverso pubblicità per garantirsi nuove cure. Chiaramente la maggior parte di loro moriva in pochi mesi.

La festa dei sopravvissuti delle varie edizioni era uno di quegli eventi mondani a cui con la scusa di essere altamente esclusivi partecipavano praticamente tutti. Gli altri, quelli che non avevano ancora raggiunto il secolo potevano guardare quella baldoria da dietro le sbarre della gabbia dei loro lontanissimi schermi. Per il resto, alla festa c'era tutto ciò che serviva a divertirsi: sesso, musica e medicine. Sessantenni cubiste si esibivano seminude mentre i fegati e le camice di flanella degli invitati si inzuppavano di vodka e taurina. Nei bagni era tutto un via vai di gente che andava a farsi pippotti di Aulin. La pista da ballo era agitata come un mazzo di asparagi nelle mani di un malato di Parkinson. I più anziani erano i partiti più ambiti, in quanto l'età era garanzia del conto in banca, e per questo erano continuamente attorniati da vegliarde succinte provocanti come la Gilles-Tourette. Modelli settantenni venivano fatti sfilare in perizoma e frustati da vecchiette secche e rugose come carote. Le parole d'ordine di quelle serate erano disinibizione e incontinenza. Ci voleva poco infatti che quegli ambienti si riempissero dell'odore di urina e feci traboccati da quei corpi flaccidi. Si cominciava sempre con un certo falso imbarazzo, per poi finire nel più completo delirio orgiastico, con merda in faccia, urina nei bicchieri, sperma artificiale alle pareti, saliva sui soprammobili, pavimenti scivolosi e membra nude a stringere tremanti l'ultimo lembo sporco di una vita spettacolarizzata, finanziaria e agonizzante. Si andava avanti così tutta la notte e il giorno dopo per giorni, con intere equipe di medici in livrea che rianimavano, defibrillivano, inflebavano, dializzavano e tracheotomizzavano in continuazione. I paramedici erano i buttafuori di quella festa in cui la morte veniva lasciata ad aspettare all'esterno, schernita, che se ne andasse a prendere i giovani, i poveri, gli stronzi.

Fabrizio ed Elisa per esempio, li colse abbracciati durante un intimo happy hour. Accanto a loro ancora i bicchieri da cui avevano bevuto un cockatil a base di pancuronio, tiopental sodico e cloruro di potassio. Erano entrambi a pochi giorni dal loro centesimo compleanno e tutti li davano per favoriti. Sul tavolo un foglio cointestato e cofirmato, senza ormai alcun debito nè credito. Per il pubblico fu commovente.

 

Foto di Koen Hauser.

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