Le Parole dei Fiori

TrioCensura

Tonda, nel ciel di maggio,    
Come un formaggio d’Olanda,    
Monta la luna in viaggio    
Ed il suo raggio ci manda    
Questo paesaggio.    
Che miraggio!    
Che sogno! Che sogno!

Dorme il mulino a vento    
Sotto la luna d’argento.
Dorme l’olandesino    
Nel suo lettino piccino.    
Ogni cosa giace,    
Tutto tace.    
Che pace! Che pace!

Odi i fior parlar tra lor.    
Parlano tra loro i tuli,    
Tuli, tuli, tulipan,    
Mormoran in coro, i tuli,    
Tuli, tuli, tulipan.
Odi il canto delizioso    
nell’incanto sospiroso.

Queste sono le prime strofe di Tulipan, musica di Maria Grever e testo di Riccardo Morbelli, rifacimento dell'originale Tulip Time con ai testi Jack Lawrance. Le sue interpreti sono Alexandrina, Judik e Catherine Leschan, altrimenti note in italia come il Trio Lescano, e per questa canzone vennero arrestate.
    Era il settembre del '43, da pochi giorni il Generale Badoglio aveva lanciato alla radio il confuso proclama dell'armistizio con gli alleati. I soldati italiani allo sbando, lasciati senza ordini, tornavano alle proprie case in abiti civili. Chi non riusciva a raggiungere un luogo sicuro veniva intercettato dall'esercito tedesco, fatto prigioniero di guerra e spedito nei campi di concentramento. La famiglia reale era fuggita a Brindisi, abbandonando le strade di Roma ai fucili tedeschi e i suoi cieli ai bombardieri americani. Il Trio Lescano invece aveva in programma una serata al teatro di varietà Il Grattacielo, nel cuore di Genova.
    Il Grattacielo aveva il suo ingresso al piano terra della Torre Piacentini, che coi sui 119 metri era la più alta costruzione in cemento armato d'Europa. Terminata nel '40, in pieno embargo delle nazione atlantiche, fiore all'occhiello del regime, venne costruita da Marcello Piacentini, considerato l'architetto del Duce. Celebre infatti il suo sodalizio ventennale con Mussolini, che gli commissionò le numerose opere con cui volle fascistizzare le città italiane. In Piacentini Mussolini trovò chi seppe dare agli edifici ufficiali una solennità capace di sorreggere le aspirazioni imperiali italiane. Classico e moderno venivano mescolati in architettura come un fascio littorio proiettato al cinema. Caduto il regime, il nome e l'opera di Piacentini vennero messi da parte. L'onta del collaborazionismo sarà lunga da lavare.
    
Ma torniamo alla giovanile e scoppiettante Genova, città ricca e moderna, uno dei vertici del triangolo industriale, che anche durante la guerra non si faceva mancare di ospitare gli artisti più in vista del mondo dello spettacolo. Le Lescano infatti erano il trio di canto jazz più famoso di quegli anni. Formatesi nel '36 col nome Trio Vocale Sorelle Lescano, erano piaciute molto ai dirigenti della radio di Stato, la Eiar, che ne trasmetteva in continuazione i raffinati vocalizzi alla moda. Loro che erano nate in Olanda, di nazionalità ungherese, con madre ebrea e cantando un genere americano, avevano talmente conquistato il pubblico e l'autarchico Mussolini che egli stesso nel '42 promosse la loro naturalizzazione italiana al Re Vittorio Emanuele III. Seppure durante la guerra, fu un evento mediatico imponente.

Un anno dopo però le cose erano cambiate per tutti. Mussolini era stato destituito, le sorti belliche avevano portato l'Italia alla resa e al Trio Lescano, come tutti gli interpreti di musiche straniere, era stata bandita la radio. Questo non impediva alle Tre Grazie del Microfono, come venivano chiamate, di viaggiare fra un teatro e l'altro per esibirsi dal vivo. Non lo impediva l'autarchia musicale del fascismo e non lo impediva la guerra.     
    
Il 12 settembre del '43 c'era grande attesa per la loro serata e un giovane fattorino genovese rubava un'ultima masticata alla sua radice di liquirizia prima di nascondersela in tasca, mentre scorgeva la Fiat 2800 su cui viaggiavano le dive avvicinarsi a passo calmo attraversando Piazza Dante.

"Com'è bella questa piazza!" Sospirava Judith.    
"L'avrebbe dovuta vedere prima." La stuzzicava l'autista.
"Prima quando?" Indagava Alexandrina.    
Qualche secondo di silenzio e poi l'autista si corresse:
"Comunque è molto bella anche adesso, si."

I benestanti rimasti in città si erano dati appuntamento al Grattacielo per assistere al concerto. Un diversivo niente male rispetto al fragore delle bombe. Un certo brivido doveva percorrere quelle schiene insaponate, sia mai che un acuto delle Lescano potesse confondersi con l'allarme antiaereo. Durante la guerra andare a teatro era un'avventura rischiosa.

"Spero che facciano quella canzone su quel gatto"    
"Maramao non è su un gatto."    
"Su cosa allora?"    
"Ma lo sanno tutti che è una presa in giro a Galeazzo Ciano."    
"Ma dai!"
"Ma non era su un Papa morto?"    
"E poi non era di un altro?"    
"Io sapevo fosse su un condottiero vigliacco."    
"Aspetta forse mi sovviene un sonetto…"
"E comunque la loro madre è ebrea."    
"Dicono clandestina."

Il concerto era iniziato in orario ed era al culmine. L'aria del Grattacielo già vibrava delle graziose voci femminili del Trio con le canzoni A cuore a cuore a bocca a bocca, Bel moretto, La canzone delle mosche, La gelosia non è più di moda, Topolino al mercato, C'è un'orchestra sincopata. Il pubblico era in visibilio per le Lescano, il periodo di lontananza dalla radio infatti le aveva rese ancor più desiderabili. Stanno giusto partendo le prime note di Tulipan, quando nel teatro si scatena un certo subbuglio. 

"Le camice nere!"    
"Saranno i tedeschi?"    
"Ho paura, torniamo a casa!"    
"Ma che fanno?"    
"Tranquilla noi non c'entriamo niente."    
"E la musica?"    
"Ce l'avranno con loro?"    
"Se mi chiedono qualcosa gli dico di mio zio."    
"Se ne sono andate dal palco."    
"E la polizia dov'è?"    
"Ma quello lo conosco!"    
"Le avranno prese?"    
"Le hanno prese."    

Carcere di Marassi. Le Lescano sono state arrestate e vengono sottoposte ad un interrogatorio. Una camicia nera tambureggia sulla scrivania con un foglio piegato su cui è trascritto il testo di Tulipan. Un ispettore della polizia di sicurezza fuma liscio guardando le cantanti sconvolte e nervose in viso, pallido sotto la sua pettinatura luccicante schiacciata sulla testa come un elmetto. Alle domande serrate le donne rispondono come al microfono, in coro:    

Ispettore: "Cosa mi dite di questa canzone?"    
Trio Lescano: "Non l'abbiamo scritta noi!"    
Ispettore: "Ma l'avete cantata!"    
Trio Lescano: "E con questo?"    
Ispettore: "Crediamo che ci siano messaggi in codice per il nemico."    
Trio Lescano: "Non ne sappiamo niente."    
Ispettore: "Come un formaggio d’Olanda, monta la luna… voi siete anche olandesi, giusto?"
Trio Lescano: "Naturalizzate italiane."    
Ispettore: "Cos'è questo formaggio?"    
Trio Lescano: "Sarà il gouda."

Rimarranno in carcere per un mese. Trattate come ogni prigioniero, con le divise numerate 92, 93 e 94 subiranno la privazione della libertà, degli affetti e di qualsiasi conforto. In più quando a Marassi arrivano i tedeschi, questi le costringeranno a fare da interpreti durante gli interrogatori dei prigionieri di guerra che arrivano dai fronti stranieri. Un compito gramo che assolvono solamente nella speranza di ottenere una clemenza che nè i nazisti nè i fascisti sembrano voler concedere. 
    Ma com'è potuto succedere che loro tre, insignite poco più di un anno prima della cittadinanza italiana, col favore di Mussolini e del Re in persona, vengano arrestate e trattate come spie nemiche? Si interrogano le Lescano, corrugando i loro volti stanchi ma aggraziati, dagli occhi sbocciati come petali e i nasi slanciati come gambi, nei lunghi momenti di noia dietro le sbarre:    

Alexandrina: "Qualcuno deve averci denunciate."    
Catherine: "Si ma chi potrebbe volerci tanto male?"
Judik: "Io ho un sospetto."    
Alexandrina e Catherine: "Chi?"    
Judik: "Le conoscete, non ci hanno mai potuto sopportare."    
Catherine: "Il Trio Capinere?"
Alexandrina: "Sono sempre state invidiose del nostro successo."    
Judik: "E sono italianissime."    

Il Trio Capinere, la risposta autarchica al jazz del Trio Lescano, interpreti di altrettanti grandi successi, ma sempre un passo indietro rispetto alle loro concorrenti olandesi. Di certo l'antipatia le aveva spinte ad una soffiata maliziosa nei confronti di quelle ragazze che cantano di formaggi d'Olanda e fiori che parlano fra loro in maniera ambigua e tendenziosa. La paranoia del regime poi ha fatto il resto. Gli anni che seguirono e la dispersione che portò la guerra misero una piera tombale sul loro destino, mentre il Trio Lescano dopo il mese di prigionia, per diretta intercessione del Re rifugiato a Brindisi, ottennero la tanto agognata libertà, prosciolte finalmente da ogni accusa di spionaggio. Le strade di Genova accolsero con grandi feste la loro liberazione, drappeggiando i balconi di striscioni con su scritto "Viva le Lescano!" mentre tutto attorno ancora tuonavano le bombe e suonavano dai grammofoni le parole:

E cantano i tuli, tuli, tulipan.    
Tuli, tuli, tulipan.    
Nel cantar questa canzone    
le tre Lescan    
ci tenderan    
tre tuli, tuli, tulipan!

 


Oppure… oppure no e tutta la storia dell'arresto per colpa di Tulipan è un'invenzione delle Lescano, un'esagerazione rispetto ad una rapida ed indolore convocazione in questura per interrogarle sulla clandestinità della madre ebrea. Questo suggerisce un caparbio studioso genovese, tale Vincenzo Zanolla, che per il sito non ufficiale Trio-lescano.it ha analizzato le loro versioni, riscontrando innumerevoli contraddizioni. 
    Come quella dell'arresto durante un concerto, spettacolarità ben lontana dalle operazioni antispionaggio. Oppure ancora il fatto che stando alle cronache il Trio in quei giorni abbia continuato il suo tour nei teatri regolarmente e senza alcuna interruzione. Infine la totale assenza di riferimenti all'evento che non fossero riconducibili alle stesse Lescano, con un totale silenzio in proposito di giornali, radio o semplici versioni che nel corso nel tempo le tante persone coinvolte avrebbero potuto dare.     
    Ma perché inventarsi questa storia? Forse che le Lescano, continua Zanolla, abbiano voluto darsi un'immagine di martiri per superare il disonore di aver avuto successo sotto il fascismo? Il serio rischio di trovarsi consegnate alla storia come Le Tre Grazie del Fascismo può in effetti valere il tempo che ci vuole ad inventarsi e a mettere in giro la storia di una arresto. Non sarebbe l'unica volta che il Trio tenta di imbrogliare il pubblico: pochi anni dopo la guerra infatti Catherine lasciò il Trio e venne sostituita da una somigliantissima italiana, tale Maria Bria, sottopagata. Nessuno venne avvertito e nessuno sospettò nulla. La prima versione della storia dell'arresto invece spunta nel 1985 e Catherine sembra esserne estranea. Di certo, avran pensato le altre nell'accordarsi sul loro alibi, l'ingiusto zelo oscurantista di cui si facevano vittime non avrebbe stonato con tutta la fanfara repressiva e autarchica che il fascismo si cantava e si suonava già da solo. E in qualche modo, seppur per poco, nell'Italia proclamata antifascista del dopoguerra, il Trio Lescano, voleva poter continuare a cantare i sui maliziosi tuli, tuli, tulipan… che parlano fra lor di una verità che un po' si voleva dire e un po' anche no.

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