Negrom

Sarebbe didascalico a questo punto, dopo la frase estrapolata dall’intercettazione di Salvatore Buzzi “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”, creare una grafica o un testo su uno stupefacente di ultima generazione spacciato nelle periferie romane, capace di farti letteralmente scapottare, dimenticare i tuoi problemi e renderti attivo, dinamico, con voglia di fare, di spaccare tutto, chiamato Negrom, che costa pochissimo, veramente una miseria, e lo trovi ovunque, nelle scuole, per strada, nei locali, la notte, di giorno, perfino davanti a certe chiese, ed è illegale ma ampiamente tollerato, e qui sta il bello, perché è capace di farti provare il brivido di una forma di ribellione innocua praticamente senza conseguenze, perfetta per quel bisogno infantile di maledettismo che ti suscita dentro un sistema avanzato pieno di ricchezza, cultura, innovazione e fighe stratosferiche meravigliosamente impegnato a riempirti ogni giorno di calci in faccia fino al punto in cui ti convinci che prenderti a calci in faccia da solo sarebbe un buon modo per sentirsi integrati, ma è fisiologicamente difficile e tra l’altro fa proprio male all’ultimo scampolo di autostima che ti è rimasta attaccata al cazzo, e allora via di Negrom, che cominci con un paio di dosi con gli amici, poi finisci che per il Negrom rubi i soldi dal portafogli dei tuoi genitori, finché non capisci che la cosa migliore da fare sia venderlo il Negrom, e via per le strade a dare il Negrom a destra e a manca, che è una cura miracolosa, e c’è chi col Negrom ci ha fatto fortuna, e se in un vicolo intravedi un tizio riverso per terra che riconosci essere strafatto da come muove le braccia e ti stai allontanando ignorandolo anche un po’ disgustato finché dal vicolo alle tue spalle non giunge una voce che ti chiama per nome e tu la riconosci e ti giri guardando in faccia il tuo amico, e stai per andargli incontro, ma ormai in lui vedi solo il Negrom che gli è entrato talmente in circolo che ormai gli scola da tutti i pori della pelle, e allora ti giri di nuovo, lo lasci indietro, e ti fai di un altro po’ di Negrom, che ne hai proprio voglia, si, certo, sarebbe altamente didascalico, ma quanto fottuto distopico melodramma ci si può inventare alle spalle di un violento razzista povero ignorante di periferia invece di costruirci un impero mafioso per arricchire le tasche di imprenditori stronzi, efferati criminali e politici corrotti.

Immagine tratta dal film Il Pasto Nudo di David Cronenberg.

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