Soprattutto in Prima Persona

RenziDoom

C'è un uomo sul palco. La gente lo applaude e ride alle sue battute. Milioni di persone lo guardano in televisione. La percezione di vivere un momento storico. È il novembre del '93, o il gennaio del '94. È passato tanto tempo ormai.

Sembra esserci un nuovo slancio, un cambiamento nella prassi comunicativa che riguarda prima di tutto i destinatari del messaggio. Il pubblico, l'utenza, il consumatore, l'elettore… la massa disgregata riprende forma, riprende corpo, riprende vita: è popolo. E il popolo diviene attore. O meglio comparsa. Diciamo pure concorrente. Parte di un raffinato circuito di responso e suggestione.

Qualunquismo, antipolitica, movimentismo, populismo, liderismo. Nuove visioni del mondo e nuovi sogni. Reinterpretazioni, cover. Libertà e/o partecipazione. La vendita dei miracoli e la vendita delle pestilenze. La pubblicità e il boicottaggio. Il partito azienda, il partito sito. Il territorio, il verticismo. Diossina, Ici, 144, presidenzialismo, comunisti, riutilizzo. Meno tasse per tutti. Fermiamo l'amianto. Auditel e sondaggi. La lotta di classe e la class-action. Il pubblico, il copyleft, il privato, il copyright. I capi popolo sono per definizione catalizzatori di tutte le esaltazioni civili, più o meno genuine.

Il 10 dicembre del 1993 esce Doom, per molti semplicemente il videogioco più figo della storia. Le tre dimensioni, la libertà di movimento, il coinvolgimento nell'azione, i mostri intelligenti, ma tutti ineluttabilmente destinati alla massacro compiuto da un adolescente qualsiasi, smaliziato ed entusiasta, dionisiaco. Una rottamazione a ciclo continuo al suono loopato di un minigun.

Iddqd, il Godmode, era semplice, senza obiezioni, univoco. Tu sopravvivevi, i mostri morivano. L'hakuna matata al ritmo dell'esplosione dei pixels rossi. Era uno sporco e divertente trucco. #Iddqd.

L'Italia è un FirstPoliticianShooter. Internet ha solo rivoluzionato il multiplayer. La narrazione della politica è come la trama di un videogioco che è come la trama di un film porno.

Finiti i mostri finisce il divertimento del doomguy. Il suo stile è grottesco, l'impulso satirico. Per questo il suo shootgun dichiarazionistico serve solo all'apparenza a colpire un nemico.

Il virus della provocazione genera zombie intellettuali. Favorevoli e/o contrari, l'ossessione è divorare e/o assimilare l'idea e il cervello che l'ha prodotta, veicolando in ogni caso il contagio di una visione del mondo distorta a piacere elettorale.

Ma quello che vediamo e quello che giochiamo non è altro che l'elaborazione di un codice, di un programma, di un motore grafico. C'è il lavoro di programmatori, betatester, designer. E tu, per applicarti al meglio in questo sistemo operativo mondo, che videogioco vorresti?

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