La Formula del Vuoto

2+2=4Castro

Fra gli elementi comunicativi inediti di questo Family Day, alcuni dei quali probabilmente torneranno prossimamente nelle bocche dei suoi organizzatori e promotori, c’è sicuramente il cartello asettico, icastico, enigmatico con su scritto “2+2=4”. Seppur una sua immediata identificazione e interpretazione è presto detta, le fotocronache ci dimostrano come il contesto delle sue apparizioni sia quello dell’estrema destra (una delle tante componenti strutturali del Family Day) in particolare ascrivibile al mondo di CasaPound, aiutandoci quindi a fornire un senso politico oltreché simbolico alla formula.

Si tratta infatti di uno degli esempi di riappropriazione dell’immaginario culturale dell’avversario politico (già abbondantemente fatto con Che Geuvara, Rino Gaetano, ultimamente persino Gramsci etc…) cosa in cui CasaPound (e tutta l’estrema destra in realtà) è da sempre ferratissima, ovviamente con risultati decisamente ridicoli, come appunto questo, che sì, è indubbiamente un riferimento al 2+2=5, la somma sbagliata che nel celeberrimo “1984” di Orwell diventa giusta per dimostrare la forza della coercizione del sistema, capace appunto di andare al di là di qualsiasi legge, persino quella più strettamente logica e universale della matematica. Il suo utilizzo in questo caso è da vedersi nel contesto di idee che portano alla presunta “naturalità” della famiglia composta da una madre e un padre, e quindi al ribadimento con forza della formula corretta con risultato 4.

Il fatto che 1984 sia un testo articolato e complesso, che parla del dramma di una dittatura omologatrice, della pericolosità del pensiero unico e degli inganni del revisionismo storico politico, e soprattutto di quanto la manipolazione del linguaggio sia fondamentale in tutto questo, passa in secondo piano, e diventa messaggio subliminale sullo sfondo, che tenta di trasmettere la difficilmente trasmissibile idea che ci sia un pensiero unico con metodi autoritari che vuole le unioni civili e l’adozione per coppie omosessuali per opprimere la famiglia tradizionale, mostrata quindi nel ruolo melodrammatico e acritico della vittima, della parte lesa, altra cosa in cui CasaPound nelle proprie autorappresentazioni è decisamente miserabile avanguardia, anche se, come detto sopra, la goffa fagocitazione delle icone altrui con l’intento annichilente di svuotarne il senso proprio nel momento del riuso, come in una dialettica in cui ci si appropria degli argomenti dell’altro per portarli alle conseguenze assurde e invalidarli, una sorta di pars destruens, all’interno di quelle conversazioni che sono gli immaginari, resta il loro ottuso saliente, per usare una tipica espressione del camerata Socrate.

ERRATA CORRIGE

Come evidenziato nel reportage di Leonardo Bianchi uscito su Vice, si sottolinea come in realtà il riferimento del “2+2=4” sia da andare a trovare nell’opera di Gilbert Keith Chesterton, scrittore inglese anglicano poi convertito al cattolicesimo, la cui opera massimamente impregnata sul conflitto del bene e del male, in cui il ruolo della fede è centrale per la salvezza dell’uomo, sta venendo riscoperta recentemente da gruppi come Militia Christi, la cui apparentemente profonda commistione con i più tradizionali gruppi di estrema destra ha dato adito al grande fraintendimento di cui sopra. Ed è proprio uno striscione, scritto col cosiddetto fasciofont, che chiarisce la citazione, di cui la formula è un’estratto “Accenderemo fuochi per testimoniare che due più due fa quattro.” Un estratto, che, come si è visto, ha portato ad uno sguardo superficiale una lettura erronea. Per quanto, in ultima analisi, non sarebbe assurdo pensare che Orwell conoscesse Eretici di Chesterton, raccolta di saggi dal quale è presa la citazione, dato che, uscito nel 1905 e prendendo di mira filosofi e letterati del suo tempo, scatenò un acceso dibattito in Inghilterra. Si aggiunga inoltre, come pura disquisizione, che anche la formula avversa “2+2=5” non è un’invenzione di Orwell. Sembra piuttosto che questo emblema matematico sia stato usato più volte in letteratura, specialmente nell’area francese e inglese, proprio per rappresentare una realtà e un suo sovvertimento. In questo senso dunque il riferimento a 1984 sbaglia l’origine, non completa, ma semmai integra alla perfezione, e di certo lo fa consapevolmente, l’area semantica di quel cartello, visto che Militia Christi stessa è convinta dell’esistenza di una lobby di potere Lgbt, che s’impone attraverso le leggi in maniera autoritaria, come il Partito di Orwell.

Leggi che però non sono solo il ddl Cirinnà. Già durante le manifestazioni contro l’introduzione dell’aggravante dell’omofobia (la cosiddetta legge Scalfarotto, nel 2013) si possono trovare in rete tracce di quel frammento di Chesterton, segno che quelle parole sono diventate simbolo da molto tempo e che semmai solo adesso stanno trovando un uso più largo e condiviso. Perfino Antonio Socci è un suo fan, e in quei giorni, in cui tra l’altro ci si accaniva sulla boutade del “genitore 1 e 2”, riprese l’estratto, traducendolo con una piccola libertà (“The great march of mental destruction” diventa per lui “La grande marcia della distruzione culturale“). Ma da dove viene questa improvvisa riscoperta di Chesterton da parte dei movimenti contrari al riconoscimento dei diritti civili per gli omosessuali? La prima traccia in italiano sembra essere questa, un comunicato stampa inviato da Manif Pour Tous Italia, un’associazione nata in Francia proprio per radunare tutte le anime contrarie alla legge sui matrimoni omosessuali, chiamata “Mariage Pour Tous”, cioè matrimonio per tutti. In Italia invece l’associazione sbarca in occasione proprio della legge Scalfarotto e indovinate dove si trova uno dei primi segni della sua nascita? Nel sito della cosiddetta “Opera Chesterton“, attiva nell’italia centrale adriatica, che ha tra le sue attività una “Cooperativa Hobbit” e una “Polisportiva Gagliarda”, oltre ad avere fra i simboli che si trovano all’interno del suo sito, anche il cuore crociato, emblema della Milita Christi. Il tutto ruota attorno alla Scuola Libera G. K. Chesterton di San Benedetto del Tronto, dove per “libera” si intende “cattolica”, la quale, per non farsi mancare niente, ha aderito come istituto al Family Day.

Se il fitto scambio di linguaggi, slogan, simboli, riferimenti fra le destre francesi e italiane non è roba nuova, tutta questa intricata serie di legami sembra testimoniare in maniera inedita come il mondo cattolico omofobo italiano si sia trovato un mentore, l’ambiguo e complesso Chesterton, ed è ormai decisamente avviata l’appropriazione sine dubio della sua opera per la causa. Stiamo forse assistendo allo stesso fenomeno che portò la destra più strettamente politica a prendersi vita opere e miracoli di Ezra Pound, fino a dare ad una sua espressione il suo nome in maniera impropria (tanto che gli eredi di Pound diffidarono dall’uso del cognome). In entrambi i casi si sbandierano da ogni parte gli intenti culturali, educativi e sociali delle associazioni (la cooperativa Hobbit di Opera Chesterton pulisce le strade e tiene in ordine i cimiteri), anche se poi sostanzialmente l’ideale è quello illiberale e autoritario dell’imposizione dogmatica di concetti come “Dio, Patria e Famiglia”. Ci si può sempre sbagliare, come dimostra l’inizio di questo pezzo, ma il sospetto è che di Chesterton e dell’uso improprio del suo nome sentiremo ancora parlare, se è vero che il fronte della destra reazionaria parlamentare ed extraparlamentare sta trovando una ferma spalla nell’ortodossia cattolica clericale ed extraclericale. D’altronde da par loro non si vede alcun impegno nel prendere le distanze l’una dall’altra.

Se c’è qualcosa di peggio dell’odierno indebolirsi dei grandi principi morali, è l’odierno irrigidirsi dei piccoli principi morali.

– G. K. Chesterton