La Disney vieta di disegnare Maometto

Cosa c'è di più interessante dell'elezione di un Presidente della Repubblica Italiana? La copertina di Topolino, ovviamente.

La vicenda in poche parole: in rete la Panini fa girare l'anteprima della copertina di un numero di Topolino dedicata alla strage di Parigi. La copertina viene molto apprezzata e divulgata. La Walt Disney, proprietaria dei diritti, la vede, non la vuole e dice alla Panini, concessionaria dei diritti, di non usarla.

A questo punto il comunicato stampa con cui la Panini spiega l'accaduto è questo:

"La copertina del settimanale Topolino, circolata in questi giorni in Rete sui principali siti di informazione e attribuita all’uscita n.3089 del 4 febbraio 2015, non corrisponde all’immagine definitiva selezionata tra una serie di creatività preparata all’uopo di cui l’immagine divulgata faceva parte. Il numero in oggetto, infatti, si presenterà nelle edicole con una creatività differente (che potete trovare in allegato). La scelta di non pubblicare la creatività erroneamente circolarizzata è stata determinata dalle modalità di utilizzo dei personaggi del settimanale."

La prima cosa da notare è che l'editore di Topolino utilizza un linguaggio orwelliano che metterebbe i brividi a Joseph Stalin.

Ma gli omaggi a 1984 non si limitano all'uso disinvolto di un burocratese antartico che sembra preso di peso da un testo dei CCCP (Creatività Erroneamente Circolarizzata come Tabula Rasa Elettrificata), c'è anche l'iniziativa di eliminare dalla sua pagina Facebook il post con cui annunciava trionfalmente, facendo finta di niente, il numero incriminato con la copertina diversa, ovvero il luogo dove per primo si era scatenato il dibattito dei lettori e aveva preso volume una diffusa delusione.

In ogni caso pare che la purga sia arrivata frettolosa quanto tardiva perché almeno nella versione online la copertina originale è rimasta. Infine, per dare una degna conclusione all'imbarazzante capolavoro fantozziano, risulta persino che la copertina nuova sia in realtà un goffo riciclo.

Ma perché tutto questo dovrebbe essere meglio di un omaggio pacifico quanto implicito e benevolo ad una rivista che ha recentemente subito il più grave attentato della storia dei fumetti? Credo che la risposta sia piuttosto complessa: per i soldi.

Mi spiego: il punto è che la Walt Disney, che è tipo la più grossa industria d'intrattenimento del mondo, quella che più di tutte sa di quale finanza sono fatti i sogni, non può permettersi di autorizzare una copertina su un argomento tanto sensibile e di carattere globale e compromettere così la propria immagine e i propri affari. La Walt Disney stessa, per dire, non ha reso alcun omaggio a Charlie Hebdo. Giusto o meno che sia, il sangue umano non deve sporcare le strade di Topolinia e il Papersera non dovrà rubare le vignette ai fumettisti di Paperopoli per farsi bello con il lavoro altrui.

Prima però di parlare di scandalo, o che se Topolino fosse vivo non si sarebbe comportato così e altre cose simili a quelle che potrebbe pensare un bambino di cinque anni opportunamente programmato emotivamente da una serie di input come "lui cattivo, io buono, a chi vuoi bene?", ricordatevi che la ditta fondata dall'uomo coi baffetti buono non ha realizzato alcun omaggio nemmeno dopo l'11 Settembre. O dopo nessuna delle stragi che vi possono venire in mente. Almeno da quando è diventata una multinazionale quotata in borsa, il che eticamente, mi spiace dirlo utilizzando un'immagine della concorrenza, corrisponde al livello supersayan della merda.

Come altro definireste un'azienda simboleggiata da un topo antropomorfo in odore di santità che fin dagli anni '90 sfrutta le condizioni salariali dei paesi più poveri del pianeta in cui i lavoratori spesso minorenni vengono schiavizzati per pochi centesimi l'ora? Nike, se i campioni di basket fossero dei topi.

Tutto questo non vi ricorda quelle scene in cui Paperino indebitato fino al collo viene costretto a lucidare le monete di Paperone sotto la minaccia di una carabina caricata a grani di sale? Ops, scusate, tutto questo parlare di Topolino mi ha fatto pensare per un attimo di essere ancora un diciassettenne del 2001, quando nel mondo c'erano ancora questi problemi. Un fotomontaggio di Magalli e torno subito nel cortiletto del 2015. Fatto.

Il punto è che la Walt Disney non è senza cuore. La Walt Disney ha semplicemente un cuore diverso, un business core per essere precisi: il divertimento, la fantasia, lo svago, la straniazione, che per quanto possano arrivare a toccare argomenti sensibili (uno a caso, l'obesità in Wall-E) lo fanno solamente quando questi temi sono universalmente trattati nella maniera più univoca possibile. Ovvero quando l'opinione è assolutamente conforme e la discussione sulla questione è ridotta allo zero. Questo perché la discussione comporta un certo margine di instabilità e l'instabilità comporta un certo margine di rischio e il margine di rischio per chi investe i propri fantastiliardi sulle emotività della gente deve essere il più ridotto possibile, meglio se zero. Charlie Hebdo il 6 Gennaio era a un passo dalla chiusura per fallimento. Spero che il parallelo chiarisca il concetto.

Da quando la satira dello Charlie Hebdo è finita, cioè da quando qualcuno ci ha messo le pallottole dei kalashnikov in mezzo, hanno venduto con un solo numero settimanale le copie che normalmente avrebbero venduto in 7 anni. Questo perché molto l'hanno comprato per partito preso, con un gesto assoluto, totalmente opposto al laicismo di cui quel giornale è sempre stato portavoce. Ebbene, notizia recente è la pausa fino al 25 febbraio delle pubblicazioni dello Charlie Hebdo. Gli autori sono stressati e impauriti. A caldo io per primo avrei battuto i pugni dicendo: "No, così vince il terrorismo!" Ma quello che mi sembra invece chiaro adesso è che se il nemico dei morti è stato il terrorismo, per i vivi a quel nemico si è aggiunto il conformismo, che in Francia, non negli Usa, in quest'occasione ha raggiunto imbarazzanti livelli istituzionali, per cui ormai la satira e l'ironia dello Charlie Hebdo in quanto tale ne verrebbero facilmente disinnescate. Quando un autore satirico ottiene la ragione da tutti ancora prima di esprimersi a quel punto la sua satira è inutile. A Charlie Hebdo forse lo sanno e fanno bene a prendere una pausa, evitando di cavalcare semplicemente l'onda della compassione.

In effetti immaginare un mondo parallelo ma allo stesso tempo così distante da Charlie Hebdo come la Walt Disney viene difficile. Forse solo il Vaticano.

Insomma è perfettamente normale che la Walt Disney abbia mandato alla Panini una lettera ingiuntiva, che poi la Panini a sua volta se ne sia uscita con il comunicato stampa di uno che si atteggia da Apparatčik nel momento in cui doveva essere Nonna Papera, beh, questo è un altro discorso.

Pietrangelo Buttafuoco dopo una capriola retorica che con cui finisce nascosto sotto le coperte del ciò che non nomini non esiste (peccato che questo non funzioni evitando di nominare Walter Veltroni) arrivando a dire che a pubblicare l'omaggio avrebbero vinto i terroristi. L'effetto è che semplicemente la Walt Disney non ci si vuole immischiare in questo confronto: se ne frega. Questo per non far perdere gli azionisti. Non è la sua guerra.

Ma è giusto tutto questo? Domanda sbagliata. Chiedetevi semmai se avreste avuto Wall-E se la Walt Disney avesse reso un omaggio alle vittime di ogni crimine efferato perpetrato nel mondo. Certo, voi direte, Parigi è anche una città simbolo per Topolino & Company visto che è nelle sue vicinanze che è sorto il loro primo e unico parco giochi tematico europeo. Certo, voi direte, ma in questo caso specifico le vittime erano disegnatori e fumettisti come ce ne sono in Disney. Certo, qua si è tirata in ballo direttamente la libertà di espressione per cui tutti gli artisti dovrebbero sentirsi chiamati in causa. Ma sapete quanto gliene sbatte di tutte queste cose a chi ha l'esclusivo interesse di mantenere alto il livello di disattenzione dei bambini nei confronti delle tragedie del mondo? Molto poco, perché è con quella disattenzione che ottengono la fiducia di milioni di genitori. Cosa pensereste di una baby sitter che a vostro figlio di 6 anni racconta di come 3 integralisti musulmani sono andati a trucidare a sangue freddo gli autori di un giornale che in prima pagina pubblicava la trinità cristiana che gioca a incularella? Per non parlare di quando gli deve spiegare il significato di "supermercato kosher".

Il silenzio della Walt Disney nei confronti della complessità della realtà che la circonda è il prezzo che si paga per la tranquillità con cui si possono lasciare i propri figli con un Topolino in mano o un Disney Channel alla tv. Il ché, lo dovrete ammettere, ha un suo senso, quasi mistico, una mission che viene portata avanti con abnegazione clericale, cosa che ha anche i suoi risvolti involontari positivi. Specialmente se riuscite a vedere in Miley Cyrus solamente una fantasia sessuale e non una cantante reale. In caso contrario potrebbe venirvi anche in mente di mostrare a vostro figlio il filmato in cui l'Isis brucia vivo un pilota giordano e dirgli: "…e quello invece è Paperino."

Ma se con il percorso di consapevolizzazione di vostro figlio voleste invece andarci un po' con calma, basta mostrargli l'home page della Walt Disney Company.

Oppure questo:

 

L'immagine è di Andrea Pazienza.

Dio è Uno e Trenino

Nel perdurare del clima di attenzione nei confronti della satira del Charlie Hebdo all’indomani della strage del 7 Gennaio, in Italia si è giunti finalmente, anche con argomentazioni di questo tipo, al tasto che ci tocca di più: la presa in giro del cristianesimo. In particolare viene presa a modello la vignetta che trovate sopra.

Vabbè, voi direte, l’Italia è pur sempre quel paese che con l’Art. 403 del Codice Penale punisce con multe da 1000 a 6000 € l’Offesa ad una Confessione Religiosa Mediante Vilipendio di Persone. Ma per fortuna siamo abbastanza disonesti da non applicarlo. In Francia fanno prima: quella legge non esiste. Non vi stupisca poi scoprire che in nessuno dei due ordinamenti esista il reato di Offesa di una Scoperta Scientifica Mediante Vilipendio di Persone.

Suis-Je Charlie?

Non è che noi non vogliamo essere Charlie Hebdo, è che ce lo impediamo, approfittando dei nostri limiti e della nostra pigrizia per pregiudicare in base ad essi le libertà altrui: il caso della vignetta.

Va più o meno bene quando a essere presi per il culo sono i fondamentalisti islamici con il loro dio indisegnabile, ma quando tocca a noi, le cose diventano più delicate e affianco alla libera scelta di dire “quella vignetta non mi piace”, sgomita con certa arroganza chi dice “quella vignetta è brutta, non andava fatta, non è satira.” Ora basterebbe saper usare un minimo questa cosa che adesso voi state usando tanto bene, cioè internet, per scoprire in pochi secondi cosa c’è dietro quella vignetta. Ok, è in francese, per questo ho scritto questo post.

L’Autopsia di Una Rana

“Spiegare una battuta è come sezionare una rana: a nessuno piace e la rana muore”. Ma visto che la rana è già morta, non l’autore, possiamo procedere all’autopsia.

Cominciamo subito col dire, molto scientificamente, che quella vignetta è un capolavoro di irrisione praticamente inarrivabile.

Il numero a cui fa da copertina è del 7 novembre 2012. Il riferimento è al Cardinal Vingt-Trois che, in occasione dell’estensione in Francia del matrimonio civile alle coppie omosessuali e alla possibilità che questi potessero adottare dei bambini, fomentando il coro di fondamentalisti cristiani che a livello di perversione paragonavano le unioni omosessuali agli incesti, si era violentemente scagliato contro la norma sostenendo che in questo modo si sarebbero scatenate delle divisioni sociali e violenze.

Un discorso che non era tanto isolato come si potrebbe pensare, se poche settimane dopo l’opinione del primo vescovo dei cristiani era questa. Un discorso, tra l’altro, che suona molto come malaugurio e vagamente come minaccia.

Ora, a queste parole tanto dure, la vignetta è stata la risposta di Charlie Hebdo: “Mgr Vingt-Trois a trois papas” ovvero, con un gioco di parole sul cognome e uno svelamento retorico sulla dottrina cristiana, sottolineato da un disegno che decontestualizzato prende in giro la faciloneria dell’immaginario sugli omosessuali, fa notare come in realtà “Monsignor Vingt-Trois ha tre padri”: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, i quali si inculano molto beatamente a vicenda.

Questo comporta che sì, fa ridere chi è d’accordo, sì, offende chi è superficiale, sì, sconvolge il pensiero comune, quindi sì, non solo è satira, ma lo è anche di grande efficacia. Alla faccia di Vingt-Trois e delle sue paranoiche apocalissi omosessuali.

Una satira tra l’altro in cui uno spirito veramente libero dovrebbe essere in grado di riconoscere sostanzialmente un atto d’amore.

Pace e bene a tutti.

PS: Il titolo del post è un’idea venuta guardando la vignetta, ma il suo primo utilizzo, riscontrabile facilmente, pur se in contesto diverso, lo si deve a Duccio Battistrada.

Je Suis Charles De Gaulle.

Leggo numerose analisi di persone che stimo sulla strage dello Charlie Hebdo, vertenti principalmente attorno ad un’idea: “Dai su, possiamo dirlo che le vignette erano brutte e offensive, io per esempio con le mie battute sto sempre molto attento a quel che dico e guardatemi, sono ancora vivo!”

Beh, non si può dire altrettanto del tuo spirito.

Fra le tante, non ho letto una sola volta queste semplici considerazioni:

1) Se è vero che le vignette hanno provocato i fanatici, vi siete chiesti cosa abbia provocato le vignette? Altrimenti si ragiona come se chi prende in mano un kalashnikov e uccide 12 persone abbia avuto una reazione razionale di causa-effetto, mentre chi disegna Maometto che si incula da solo lo faccia perché è un idiota folle incosciente di cattivo gusto.

2) Se è vero che le vignette rappresentavano una forzatura della libertà di espressione, siamo sicuri che nessun’altra forzatura della libertà di espressione abbia il suo peso in questo caso? E non mi riferisco solo ai discorsi deliranti di alcuni integralisti religiosi, ma anche alla libertà di pensiero espressa dall’arte e dalla storia francese in genere. Perché altrimenti sembra che chi stermina gli infedeli agisca perché, poverino, viene da quell’ambiente retrogrado e integralista lì, mentre chi disegna Maometto che si incula da solo e viene da un ambiente libertario e anarchico sia un coglione provocatore.

3) Se è vero che l’obbiettivo delle vignette era semplicemente l’offesa, perché non ci si chiede se l’offesa potesse essere punita tramite la legge, come avviene per le querele per diffamazione in tutto il mondo, ops, sapete perché? Perché la legge in Francia, proprio la legge, difende il diritto e la libertà di dileggiare ironicamente in ogni modo artistico. È una cosa di cui noi effettivamente non abbiamo idea, là la chiamano satira ed è a disposizione di tutti. Perché altrimenti sembra che chi uccide delle persone che non sono mai andate a cercarlo alla fine non poteva fare altrimenti, mentre chi disegna Maometto che si incula da solo, beh, avrebbe potuto evitarlo.

Sapete, è utile fare questo esercizio mentale. Vi permette, caso mai, anche di ricordare come negli ultimi 100 anni nessun paese islamico abbia dichiarato per primo guerra ad uno paese occidentale, nessun paese islamico è mai venuto ad espropriare materie prime in un paese occidentale, nessun paese islamico ha sterminato occidentali civili perché non si piegavano alla dittatura dell’imperialismo per poi emarginare i migranti che tentavano di trovare un posto migliore in cui vivere. Tutte cose che la Francia ha fatto nei confronti dell’Algeria. Toh, proprio la nazione d’origine degli attentatori. Ma dai, che strano. E voi ancora a parlare di religione, confronto culturale, libertà di espressione: fuffa.

Dimenticate la Storia coloniale e libertaria, e penserete come un integralista o un imperialista. E soprattutto non farete ridere, semmai sarete ridicoli. A quel punto, altro che Charlie Hebdo, sarete molto più vicini ad essere i fratelli Kouachi, o il generale De Gaulle. Tanto, cazzata per cazzata…

Sopra, rappresentazione fotografica di una divinità.