Sogno numero mille.

Mentre la Santanchè e Sallusti davano un eccellente esempio di razzismo e sciovinismo, avvinghiandosi erotizzati in una stretta tremante mentre venivano circondati dalle voci di quel bar sport che ormai i mass media in calo di ascolti hanno ribattezzato bonariamente l'ironia del web, il famigerato dirigente della Fiom, Maurizio Landini, viveva il suo giorno da Truman Brubank.

Provate a fare una ricerca con le parole chiave Landini gaffe. Una pletora di quotidiani, alla cui testa si mette il Corriere della Sera, racconta con la disciplinata ironia dei mass media di ciò che è successo due giorni fa a La7 durante la trasmissione L'Aria che Tira, condotta da Myrta Merlino.

Parla Landini, e parla del Jobs Act. Pur riconoscendo positivamente il recente incremento delle assunzioni nel primo bimestre 2015, ci tiene a precisare che queste non c'entrano con la riforma del lavoro di Renzi, in quanto questa è entrata in vigore solo a marzo. Rimbrottato da Chicco Testa (si proprio Chicco Testa, l'ambientalista esperto di comunicazione, si chiama Enrico ma Chicco fa più simpa, che nel 2011 era stato pagato per venderci con l'inganno le centrali nucleari), Landini commette il suo errore parlando degli sgravi fiscali del Jobs Act che si attiverebbero, secondo lui appunto, solo da marzo. Momento di confusione, la puntata va avanti fino a che Myrta Merlino, evidentemente informata dai suoi collaboratori, cita il testo di ciò che lei chiama dopo un attimo di indecisione chiama "la legge", confermando che gli sgravi fiscali sono attivi dal 1 gennaio e chiedendo anche con un certo piglio accademico a Landini: "Lei non lo sapeva che c'erano le contribuzioni da gennaio?" Ora, fino a qui niente di particolarmente importante, se non fosse che stiamo parlando di Landini, lo stesso che nei giorni scorsi ha cominciato a portare avanti un'idea di fantomatica coalizione sociale da opporre alle politiche sul lavoro di Matteo Renzi. Ovvero, per il coro delle grandi intese, lo scemo del villaggio.

Facciamo un passo indietro: dov'è che Landini ha commesso il suo errore? Nel parlare di sgravi fiscali del Jobs Act. La riforma del lavoro del governo Renzi infatti non stabilisce nessuno sgravio fiscale, occupandosi di dare nuova forma al contratto di lavoro, con l'introduzione di quello che viene definito a tutele crescenti. Nel Jobs Act non c'è alcuna detrazione né incentivo fiscale all'assunzione, di alcun tipo. Ma allora questi sgravi? Riguardano un'altra legge, ovvero la Legge di Stabilità del novembre 2014 (comma 118), in cui, qui si, si stabilisce una riduzione sulle tasse sul lavoro per tre anni a tutte le aziende che assumeranno a tempo indeterminato nel 2015. È anche questa una manovra del governo Renzi, ma allora perché non la si può includere nel Jobs Act? Perché al contrario del Jobs Act, non è una riforma del lavoro. I suoi effetti sono limitati nel tempo, il 2015 come anno di assunzione e i tre anni di sgravi. Rientra nella Legge di Stabilità (prima la chiamavamo Finanziaria, ma adesso che in Costituzione abbiamo il Pareggio di Bilancio anche il gergo giornalistico si è adeguato) perché è un decreto correttivo appunto, non una riforma definitiva del mercato del lavoro. Quello è il Jobs Act, che di fatto ha eliminato il già risicatissimo articolo 18. Che era ciò che voleva difendere Landini. Per questo se l'è sempre presa con il Jobs Act. Che non introduce sgravi fiscali. E che è entrato in vigore a marzo. Per cui i meriti delle assunzioni di cui si sente parlare non sono del Jobs Act.

In conclusione Maurizio Landini ha sbagliato, ha mischiato due cose dimostrando di ignorarle in parte entrambe, dando al Jobs Act un merito che non ha, pur di arrivare a dire una cosa però vera, cioè che il Jobs Act non c'entra con le 40mila nuove assunzioni di gennaio-febbraio. Myrta Merlino ha sbagliato, informata, ha preferito cavalcare lo scoop "Landini-quello-che-sono-anni-che-fa-discorsi-sensati-contro-il-liberismo-sfrenato-finalmente-ha-detto-una-cazzata" piuttosto che dirimere la questione con la semplice verità: il testo che ha letto in diretta si riferiva alla Legge di Stabilità, non al Jobs Act. E Chicco Testa? Chicco Testa mi chiedo sinceramente che cosa ci faccia ancora in televisione e perché su quella poltrona prendesse le parti del governo Renzi… ma ho come la strana sensazione che le due cose siano in qualche modo collegate. 

Perché mi sono occupato di questa che a tutti gli effetti sembra una cavolata di poco conto? Perché in questo siparietto temo che ci sia un po' la sintesi di ciò che ci aspetta nei prossimi mesi. Un leader carismatico che percorrerà la strada della visibilità più che dell'autorevolezza. Un sistema che lo accoglierà per trattarlo a pesci in faccia dandogli modo di rinforzare il magnetismo del suo antagonismo. Antagonismo che però si caratterizzerà sempre più verso una forma fideistica del rapporto con il proprio leader trascurando l'accuratezza delle analisi. Emarginazione del leader e del suo movimento verso un'ala estrema, al di fuori di qualsiasi seria possibilità di incidere sulle decisioni se non attraverso espedienti e ondate emotive. A quel punto per Landini le strade sono due: la svolta Bertinotti, evaporando a livello nazionale per apparire di tanto in tanto come un'eminenza grigia dietro le varie istanze autonome, che nel fratempo dallo sfacelo del leaderismo si vorranno emancipare; la svolta Cofferati, con un ripiegamento su una nel frattempo consolidata base locale in cui esercitare il proprio potere di tipo feudale fintanto possibile, magari con saltuari tentativi di accrescerne i confini attraverso le varie amministrazioni.

Tutte cose di cui a me può anche fregare poco, ma è che da quando Pietro Ichino mi ha lasciato non riesco a sopportare di vederlo felice.

PS: Pietro, mi avevi promesso mari, monti e un lavoro che mi dicesse ti amo ogni mattina. Torna con me, ho già perdonato tutto.