La Storia di un Adolfo

Carta Bianca Piccola2

Questo che leggete non è un racconto in prosa come sembra, ma un fumetto, solo che i disegni sono piccolissimi e le didascalie sono enormi. È un fumetto che parla di un virus a grandezza naturale. Per questo i disegni sono piccolissimi. Comunque se stampate questa pagina li potete vedere al microscopio. Per esempio, questo è un recente ritratto del nostro protagonista: Adolfo.

Ad Adolfo piace la musica, per questo quando viaggia trova sempre un modo per ascoltare le sue canzoni preferite, come 24 Mila Baci di Vivarelli/Fulci/Celentano o Contagion dei Fear Factory.

Adolfo è un grande amante del movimento, lo potremmo quasi definire un virus vagabondo e ogni volta sorprende i suoi amici con foto e cartoline provenienti dai posti più insoliti: qui sta camminando sul bordo del Vulcano islandese Hytrpponyppalluk; qui sta abbracciando una murena sui fondali del Golfo del Messico; qui invece è in visita alla Città di Smeraldo in Vietnam, mentre mette la testa in un cartonato che rappresenta Dorothy e i suoi tre allegri compari della celebre avventura.

La politica interessa poco ad Adolfo, che preferisce dipingere sul terrazzo che affaccia su una strada sporca della periferia della città, dove il vento scompiglia i capelli delle adolescenti e dove per sbadataggine cadono ancora piccoli oggetti per terra. Quadri come questo. O come questo. O come questo ancora, in cui è evidente il significato simbolico impresso dall’autore nell’ammennicolo perduto.

Un giorno poi Adolfo si ammalò di se stesso. Latte, lana, letto come dicono i vecchi saggi. Così dopo parecchi anni di convalescenza poté tranquillamente affermare “Sono guarito”. Gli omeopati si congratularono con lui. Si era finalmente sconfitto.

Nella foto, dal mio microscopio a forza atomica, Adolfo.