Nessuno e Trino

Un uomo appare dal nulla. Puó un uomo apparire dal nulla? Certo che no. Forse in quel nulla c'era già la forma insensibile di quell'uomo, solamente non era percepita.

Antonullo non è il protagonista di questa storia.

Antonullo è insignificante e insignificato.

Antonullo non è nemmeno il soggetto di questa frase.

Antonullo è talmente ignorabile che quando si guardava allo specchio non si prestava attenzione.

Antonullo nel mondo ricopre quello spazio che c'è fra la carta stropicciata di un giornale dozzinale sporco calpestato dai passanti in un giorno di pioggia gettato sul bordo di un marciapiede e il marciapiede.

Antonullo è talmente trascurabile che in alcune specie di insetti lo sperma del maschio viene iniettato in una qualsiasi parte del corpo della femmina e poi raggiunge gli ovuli da fecondare in maniera autonoma.

Di           a volte non si legge nemmeno il nome. Antonullo non ha un nome con cui lo chiamano gli amici e come lo chiama la mamma è un problema che non si pone perché non lo chiama nemmeno lei.

Nelle foto di gruppo Antonullo è lo spazio vuoto fra una persona e l'altra, che il fotografo dice "Stringetevi un po' di più da quella parte che c'è posto."

Nessuno ha mai fatto un selfie ad Antonullo.

Antonullo è talmente tanto poco interessante che, degli scienziati per misurare il livello di interesse suscitato dai felini, hanno posto un adorabile gattino fra le sue braccia in mezzo ad un gruppo di ragazze annoiate. Il gattino era diventato letteralmente insignificante fra le braccia di Antonullo e le ragazze, pur senza prestare la benché minima attenzione ad Antonullo, hanno cominciato a manifestare manie suicide. Questo comunuqe agli scienziati non ha dimostrato nulla su Antonullo, visto che volevano studiare i gatti, e infatti anche gli scienziati non trovando più interessante il gattino, hanno cominciato a manifestare manie suicide. Le stesse manie suicide non prendevano molto in considerazione Antonullo, semmai potevano essere attratte dagli scienziati e dalle ragazze, che però nel frattempo si suicidavano e così, le manie suicide hanno cominciato a manifestare manie suicide. Il gattino nel frattempo si era suicidato, lasciando Antonullo da solo.

Quando Antonullo sfida le leggi della natura la natura se ne infischia e lascia Antonullo in un tale stadio di ipotetica esistenza per cui, comunque, se Antonullo insultasse vostra madre voi sareste autorizzati da un'entità superiore a dargli un pugno, senza che questo consti per voi peccato. E anzi, in questo senso, Antonullo ha un ruolo chiave nella moderna rimodulazione teologica del perdono, più precisamente il ruolo di chi, essendo di dubbia esistenza, può essere picchiato senza colpa. In quanto in una religione che abbraccia la scienza e non si caga di striscio Antonullo, secondo il principio di indeterminazione che lo vuole chiuso in una scatola forse vivo forse morto, tu dagli un pugno che non si sa mai. Ed è così infatti che è andata l'ultima volta.

Poi un giorno Antonullo si è fatto internet. E facendosi internet si è fatto Facebook. E facendosi Facebook è diventato un Vero Satiro da Social Network.

Forse quel nulla non è mai esistito, è sempre stato solo un'assenza. L'assenza di quell'uomo che adesso appare dal nulla e dice: "Io dov'ero prima non ci torno" e abbraccia e bacia il nulla.

 

Il Vero Satiro da Social Network sa che la satira è una guerra. Ogni giorno ti alzi e non sai mai se la sera, andando a letto, la tua autostima sarà ancora viva.

 

Molti cadono durante le battaglie di battute per le Elezioni Regionali, oppure durante i Mondiali di Calcio. Per non parlare di quando viene eletto un nuovo Papa, cosa che per fortuna accade solo ogni morte di Cristo.

 

In ogni caso niente di tutto questo è paragonabile alla peggiore cerneficina satirica che si scatena ogni anno: il Festival di Sanremo.

 

Si direbbe che i periodi di calma possano giovare al Vero Satiro da Social Network, la verità è che il Vero Satiro sulla calma ci ha fatto una battuta, che però non ha fatto ridere nessuno e quindi ora non sa più cos'è.

 

Allora si lancia alla ricerca di qualsiasi argomento utile per scrivere: una dichiarazione omofoba di un prete, un tweet razzista di un leghista, un delirio complottista di un grillino, un video porno berlusconiano… quando non c'è niente di tutto questo potete trovare il Vero Satiro aggirarsi su internet alla ricerca di materia prima, come fosse in una missione di pace, fosse anche la notizia di un uomo che voleva sposare la propria mano dopo il primo appuntamento ma lei l'ha lasciato sull'altare per cambiare sponda, articolo magari trovato sul periodico on line Le Marche del Molise.

 

Quando non trova nemmeno questo allora scrive una battuta sul masochismo della sinistra… o sul dirigismo di Renzi… o sul masochismo della sinistra… o sul dirigismo di Renzi… Gasparri.

 

Il Vero Satiro da Social Network si distingue dal Semplice Simpaticone da Social Network per un semplice motivo: si salva ogni cazzata che scrive.

 

Grazie alla sua mania narcisistica di autoconservazione, qui di seguito riporteremo alcuni stralci di file di testo in cui, per la prima volta, si attesta il modo in cui un Vero Satiro da Social Network vede il Vero Satiro da Social Network. Se non avete capito, rileggetelo finché non l'avete capito.
 

Primo Reperto) Il Vero Satiro da Social Network va al fronte:
È la trascrizione di un dialogo.

 

Il Satiro: "Mamma ho deciso di entrare in un collettivo di satira."
La Mamma: "Oh mio Dio!!!"
Il Satiro: "Papà…"
Il Papà: "Vai figliolo, ci penso io a tua madre."
Il Satiro: "State tranquilli, non è pericoloso come sembra…"
La Mamma: "Ma… figlio mio…"
Il Satiro: "Vi scriverò un gioco di parole tutti i giorni, vi manderò dei fotoritocchi!"
Il Papà: "Mi raccomando, stai attento!"
Il Satiro: "Starò attentato."
Entrambi i genitori: "Genio!"

 

Secondo Reperto) Il vero satiro da social network durante la battaglia:
È la trascrizione di un flusso di coscienza.

 

"Pensa alla gente che ti legge da casa, ma non pensare ai suoi gusti, oppure pensaci ma aggiungici qualcosa di violento, che li scandalizi mi raccomando, nelle loro vite così piatte e confortevoli, non si aspettano la violenza… pensa alle tue ammiratrici, mettici del sesso spinto, falle arrossire, penseranno al tuo sesso incredibile, che con te possono fare tutto, mettici del sesso, è quello che vogliono, e le farai tue… pensa ai tuoi amici, mettici lo slancio politico, la morale, la dignità, hanno abbandonato tutti i loro sogni, tu li tieni per le corna, sbattigli in faccia la tua vera virtù, proveranno invidia per la tua libertà… pensa ai grandi pensatori, i tuoi numi tutelari, mettici lo spirito e ficcaci dentro il genio, la sregolatezza e l'estro, siedi accanto a loro sugli scranni olimpici, colpisci i falsi miti, smaschera le divinità illusorie e le stelle ti accoglieranno fra di loro… fai tutto questo, ora… ora!"

 

Poi digita: Il Papa violenta i bambini con la sua "cappella". E lo pubblica.

 

Terzo Reperto) Il Vero Satiro da Social Network scrive alla sua ragazza dal fronte:
È la trascrizione di una lettera.

 

Cara mia Ammiratrice Principale, qua la situazione si fa sempre più seria. Ieri siamo dovuti uscire con un post, ne avrai sentito parlare. Io sto bene, mi hanno pubblicato tre battute, ma non credere ai like reciproci nelle condivisioni: c'è tensione all'interno del gruppo. Ci sono state diserzioni. "La vita vera" dicono. Ma cosa c'è di più vero di un flame con degli sconosciuti sotto uno status? Sono sempre più convinto che certe cose non si possano spiegare alla gente normale. Non si divertirebbe nessuno e la rana muore. A volte mi fermo a pensare, e mi chiedo se io, quando tutto questo sarà finito, possa mai tornare a…

 

Perdonami, è appena uscito un tweet di Renzi, ti devo salutare.

 

Ricordati di scrivermi "Ahahahahah" nei commenti.

 

Il tuo Vero Satiro

 

Quest'ultimo reperto ci aiuta ad approfondire un aspetto molto peculiare del Vero Satiro da Social Network, perché dovete sapere che scrivere satira è principalmente un atto d'amore. Vi starete dicendo: "Ma non era una guerra?" Si, appunto, ed è per questo che quando il nostro Vero Satiro da Social Network nella sua campagna militare incontra una femmina disponibile, preferibilmente di razza umana, si trasforma in un Poeta Innamorato A Distanza.

 

Ma può un uomo abbracciare e baciare il nulla? Certo che no. Forse quel nulla è l'assenza della donna a cui erano rivolte le sue parole. Una donna non vista che lo sta ad ascoltare. Una donna appare dal nulla.

 

Il Poeta Innamorato a Distanza è un giornalista dell'emozione, un cronachista dell'anima, un rotocalchista del cazzo, un elzevirista del mondo. Le sue poesie sono le colonne quotidiane che sorreggono e incorniciano le sue pulsioni. Sono gli obelischi del ricordo, sono la verticalità di una scalinata da discendere mano nella mano con qualcuno, sono le fotogrtafie da postprodurre nei giorni di pioggia in cui non si può uscire.

Alla ricerca dello scoop interiore, della rivelazione, della rivoluzione e sempre e comunque al modo di poterlo raccontare, il Poeta Innamorato a Distanza si lancia in previsioni, resoconti, supposizioni, aneliti, il tutto basato sui pochi dati a disposizione: una videochat, un messaggio, una voce. Ma l'amore è un sistema pervasivo e tentacolare e basta veramente poco per attivare il contatto delle sue ventose e così di seguito i getti dell'antiluminoso inchiostro elettronico del Poeta Innamorato A Distanza. Per non parlare di quelli della masturbazione.

Il computer è un'alcova, il cellulare una panchina nel parco. Il rapporto con una persona ancora misteriosa diventa quindi un'inchiesta da paparazzo e foto e video diventano supporti per la nudità.  

Il Poeta Innamorato a Distanza è così un poeta quotidiano. Ed ecco allora che abbiamo ritrovato alcuni articoli in versi emozionali scritti di suo pugno: una breve cronistoria di un amore.

 

Articolo del 4 Luglio 2014
(Primi afflati)

 

Non ti ho mai vista intera
Solo composizione d'immagine

 

Non conosco il numero di palmi
Che mi ci vogliono
Per passare dal tuo collo
Ai tuoi fianchi

 

Non conosco
L'intersezione delle nostre dita
La resistenza alla mia stretta

 

Non conosco
Il tempo che ci impiegherei
A saziarmi dei tuoi seni
E se quel momento
Arrivasse davvero mai
Prima di inviare
La mia bocca esploratrice
Verso i tuoi altri porti

 

Non conosco
La temperatura della tua pelle
Se con la mia io possa scaldarla
Non conosco

 

Così mi trovo
Ignorante davanti alla tua natura
Primitivo
Appena uscito da una caverna
A cercare campo
O almeno una wi-fi.

 

Articolo del 26 Luglio 2014
(Incanti poetici)

 

Sullo schermo
Del mio computer
Palpita la tua immagine
Fra la spuma di internet
Come il riflesso della luna
Sulle scaglie di un drago liquido
Che dorme sdraiato su una spiaggia impermeabile
E custodisce le conchiglie che sono le unghie tagliate di Venere
Sognando l'amore e mentre sogna respira, e mentre respira sospira, sospira e spasima… affanna
Come la ventola del mio pc.

 

Articolo del 5 Agosto 2014
(Apici di piacere)

 

Fare sexting sapiosessuale con te
Mi fa sentire bene
Mi gonfia il rapporto consapevole dell'io con la mia virilità
Mi fa sentire un grande uomo
Come Stephen Hawking.

 

Articolo del 12 Agosto 2014
(Prime crisi)

 

Ma
E' perché soffri di sindrome dell'abbandono
Che mi lasci mentre parlo o chatto con te
Improvvisamente
Solo come un cane davanti ad uno specchio nero?

 

Articolo del 4 Settembre 2014
(Ultimi singulti)

 

Se mi pubblico
Dicendo che ti amo
Il mio sentimento
Prende pochi mi piace
Una sola condivisione
E non è nemmeno tua.

 

Dalle cronache ritrovate non possiamo sapere se il Poeta Innamorato incontrò mai la sua amata, da quello che sembra però, un'estate passò platonica e desiderata. Infine le settimane, o chissà quale altra strana unità di misura, forse i decametri, posero fine a questa relazione, scaricata come la batteria di un poratile.

 

Vi avrà fatto sorridere forse, tutta questa mediazione e multimediazione umana, ma in effetti è perché a tutti che ci riguarda. Per esempio le mie parole devono prima attraversare l'invisibile per arrivare a voi, anche ora, anche queste parole, che sono le parole con cui finisco.

 

Può un uomo svanire nel nulla? Certo che no. Lo può una storia? Certo che no. Lo può un personaggio chiamato Antonullo, Il Vero Satiro da Social Network, Il Poeta Innamorato a Distanza? Certo che no. Il nulla è un'illusione. La verità è virtuale. Tutto, solamente, sempre, cambia. Mai, veramente, niente, muore.

 

La gif è di Gualtiero Bertoldi, da The Gif Opera Cabinet.

Dio è Uno e Trenino

Nel perdurare del clima di attenzione nei confronti della satira del Charlie Hebdo all’indomani della strage del 7 Gennaio, in Italia si è giunti finalmente, anche con argomentazioni di questo tipo, al tasto che ci tocca di più: la presa in giro del cristianesimo. In particolare viene presa a modello la vignetta che trovate sopra.

Vabbè, voi direte, l’Italia è pur sempre quel paese che con l’Art. 403 del Codice Penale punisce con multe da 1000 a 6000 € l’Offesa ad una Confessione Religiosa Mediante Vilipendio di Persone. Ma per fortuna siamo abbastanza disonesti da non applicarlo. In Francia fanno prima: quella legge non esiste. Non vi stupisca poi scoprire che in nessuno dei due ordinamenti esista il reato di Offesa di una Scoperta Scientifica Mediante Vilipendio di Persone.

Suis-Je Charlie?

Non è che noi non vogliamo essere Charlie Hebdo, è che ce lo impediamo, approfittando dei nostri limiti e della nostra pigrizia per pregiudicare in base ad essi le libertà altrui: il caso della vignetta.

Va più o meno bene quando a essere presi per il culo sono i fondamentalisti islamici con il loro dio indisegnabile, ma quando tocca a noi, le cose diventano più delicate e affianco alla libera scelta di dire “quella vignetta non mi piace”, sgomita con certa arroganza chi dice “quella vignetta è brutta, non andava fatta, non è satira.” Ora basterebbe saper usare un minimo questa cosa che adesso voi state usando tanto bene, cioè internet, per scoprire in pochi secondi cosa c’è dietro quella vignetta. Ok, è in francese, per questo ho scritto questo post.

L’Autopsia di Una Rana

“Spiegare una battuta è come sezionare una rana: a nessuno piace e la rana muore”. Ma visto che la rana è già morta, non l’autore, possiamo procedere all’autopsia.

Cominciamo subito col dire, molto scientificamente, che quella vignetta è un capolavoro di irrisione praticamente inarrivabile.

Il numero a cui fa da copertina è del 7 novembre 2012. Il riferimento è al Cardinal Vingt-Trois che, in occasione dell’estensione in Francia del matrimonio civile alle coppie omosessuali e alla possibilità che questi potessero adottare dei bambini, fomentando il coro di fondamentalisti cristiani che a livello di perversione paragonavano le unioni omosessuali agli incesti, si era violentemente scagliato contro la norma sostenendo che in questo modo si sarebbero scatenate delle divisioni sociali e violenze.

Un discorso che non era tanto isolato come si potrebbe pensare, se poche settimane dopo l’opinione del primo vescovo dei cristiani era questa. Un discorso, tra l’altro, che suona molto come malaugurio e vagamente come minaccia.

Ora, a queste parole tanto dure, la vignetta è stata la risposta di Charlie Hebdo: “Mgr Vingt-Trois a trois papas” ovvero, con un gioco di parole sul cognome e uno svelamento retorico sulla dottrina cristiana, sottolineato da un disegno che decontestualizzato prende in giro la faciloneria dell’immaginario sugli omosessuali, fa notare come in realtà “Monsignor Vingt-Trois ha tre padri”: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, i quali si inculano molto beatamente a vicenda.

Questo comporta che sì, fa ridere chi è d’accordo, sì, offende chi è superficiale, sì, sconvolge il pensiero comune, quindi sì, non solo è satira, ma lo è anche di grande efficacia. Alla faccia di Vingt-Trois e delle sue paranoiche apocalissi omosessuali.

Una satira tra l’altro in cui uno spirito veramente libero dovrebbe essere in grado di riconoscere sostanzialmente un atto d’amore.

Pace e bene a tutti.

PS: Il titolo del post è un’idea venuta guardando la vignetta, ma il suo primo utilizzo, riscontrabile facilmente, pur se in contesto diverso, lo si deve a Duccio Battistrada.