Funeral Show

A pensarci era da tanto che aspettavo il nuovo film di Kusturica.

 


Ogni agnostico anticlericale dovrebbe godere quando uno dei mali della Chiesa si manifesta in tutto il suo orrore e pisciare sull'indignazione, come se la retorica cattolica sia innocua quando celebra sobri funerali di provincia.

Provincia, interno chiesa, sobrio funerale.
Prete: "Ha sofferto di ogni privazione in vita, malattie, solitudine, povertà, senza mai farsene un cruccio, né mai lamentarsi, rimanendo sempre fedele e vicino alla Chiesa, meritando così di sedere anche lui alla destra del Padre."

Fra i banchi, un flebile bisbiglio:
Bambino: "Ma', tu mi vuoi bene anche se rompo i coglioni?"
Mamma: "Certo che no, idiota!"
Bambino: "Minchia Ma', sei tipo Dio."
Mamma: "Stai zitto e parla bene."

E di cosa ci si indigna poi? Sarebbe stato scandaloso se con tutte le mazzette, le elemosina e gli exvoto che il clan dei Casamonica ha sparso per la città il funerale in grande stile non gliel'avessero fatto.

Il tiranno è sempre un benefattore. Costruisce autostrade, ospedali, stazioni e fa arrivare i cortei funebri in orario.

Welby invece? Cosa ha dato Welby alla Chiesa? A parte l'occasione di evolvere, intendo: dubbi etici, sputtanamenti pubblici e un corpo di Cristo vegetale. In una parola: paranoie.

Con quali pretese si presentava alla Chiesa di Don Bosco?

Siamo sicuri che per arrivare nel Regno dei Cieli sia meglio una sedia a rotelle di una Rolls Royce?

Siano benedetti allora i fedeli omertosi e facoltosi! 

Che poi la notizia a ben vedere è che il capo di uno dei clan più potenti di Roma è morto. Ben vengano i festeggiamenti che se tanto mi dà tanto la sua non è un'eredità da notaio.

Robe di bombe, bimbi e bamba! 
La Chiesa non si è mai ritirata davanti a niente di tutto questo.
O meglio, non la Chiesa, la Chiesa che piace a me.

 

 

La foto è tratta da Dismaland di Banksy.

Il Cartellino Nero

Gli ultrà di estrema destra del Feyenoord che hanno devastato il centro di Roma per brevità non andrebbero chiamati "olandesi", ma per la precisione "neonazisti". Ho pensato che mettere l'accento sulla nazionalità è un po' l'escamotage che userebbe Enrico Brignano in un suo ipotetico monologo per poter poi parlare di mulini a vento, prostitute e coffee shop, come infatti sta facendo praticamente tutto il comparto satirico internettiano italiano.

In seguito a questa disgustosa rivelazione mi sono fatto un giro su alcune delle più popolate pagine neofasciste su Facebook, così, per curiosità. Sapete quanti sono stati i post di condanna per lo scempio causato dai neonazisti del Feyenoord? Nessuno.

Riformulo: sapete quanti sono stati i post in cui chi si professa difensore dell'identità e della cultura italiana si dissocia in maniera inequivocabile da un gruppo di violenti dediti ad una caotica distruzione del centro storico della città più ricca di storia italiana condannandone chiaramente l'operato? Nessuno.

Neofascisti e neonazisti si scambiano con la lingua le loro feci nazionaliste cadute sulla Barcaccia, come in un "2 Girls 1 Cup" della nostalgia, in ricordo dei tempi in cui i nazisti e i fascisti originali facevano la stessa identica cosa dell'Italia e dell'Europa.

Fa un bell'effetto immaginare l'imbarazzo con cui queste pagine hanno evitato l'argomento. Forse consci dell'insidia di andare in profondità, si è preferito ignorare o glissare, di fatto senza mai additare gli autori dei disordini, caso mai si scoprisse che la pensano come loro.

Fra le tante comunità del redivivo sentimento neofascista sui social network, gli unici accenni alla vicenda sono questo e questo. Nel primo si liquida la cosa definendoli bonariamente "un gruppo di coglioni ubriachi", mentre nel secondo si da la colpa di tutto a Ignazio Marino.

E i classici fascisti tutti "Duce, Impero Romano e Tengo Famiglia"? Se si vogliono trovare le loro tracce si deve scendere nella palude dei commenti, dove come sempre la soluzione più condivisa è la resurrezione di Mussolini. In ogni caso nessun riferimento all'ideologia politica dei tifosi. Tranne quella di un impavido quanto ignorato commentatore.

A lui, al suo coraggio e alla sua immagine di profilo, dedico questa musichina:

 

Negrom

Sarebbe didascalico a questo punto, dopo la frase estrapolata dall’intercettazione di Salvatore Buzzi “Tu c’hai idea quanto ce guadagno sugli immigrati? Il traffico di droga rende meno”, creare una grafica o un testo su uno stupefacente di ultima generazione spacciato nelle periferie romane, capace di farti letteralmente scapottare, dimenticare i tuoi problemi e renderti attivo, dinamico, con voglia di fare, di spaccare tutto, chiamato Negrom, che costa pochissimo, veramente una miseria, e lo trovi ovunque, nelle scuole, per strada, nei locali, la notte, di giorno, perfino davanti a certe chiese, ed è illegale ma ampiamente tollerato, e qui sta il bello, perché è capace di farti provare il brivido di una forma di ribellione innocua praticamente senza conseguenze, perfetta per quel bisogno infantile di maledettismo che ti suscita dentro un sistema avanzato pieno di ricchezza, cultura, innovazione e fighe stratosferiche meravigliosamente impegnato a riempirti ogni giorno di calci in faccia fino al punto in cui ti convinci che prenderti a calci in faccia da solo sarebbe un buon modo per sentirsi integrati, ma è fisiologicamente difficile e tra l’altro fa proprio male all’ultimo scampolo di autostima che ti è rimasta attaccata al cazzo, e allora via di Negrom, che cominci con un paio di dosi con gli amici, poi finisci che per il Negrom rubi i soldi dal portafogli dei tuoi genitori, finché non capisci che la cosa migliore da fare sia venderlo il Negrom, e via per le strade a dare il Negrom a destra e a manca, che è una cura miracolosa, e c’è chi col Negrom ci ha fatto fortuna, e se in un vicolo intravedi un tizio riverso per terra che riconosci essere strafatto da come muove le braccia e ti stai allontanando ignorandolo anche un po’ disgustato finché dal vicolo alle tue spalle non giunge una voce che ti chiama per nome e tu la riconosci e ti giri guardando in faccia il tuo amico, e stai per andargli incontro, ma ormai in lui vedi solo il Negrom che gli è entrato talmente in circolo che ormai gli scola da tutti i pori della pelle, e allora ti giri di nuovo, lo lasci indietro, e ti fai di un altro po’ di Negrom, che ne hai proprio voglia, si, certo, sarebbe altamente didascalico, ma quanto fottuto distopico melodramma ci si può inventare alle spalle di un violento razzista povero ignorante di periferia invece di costruirci un impero mafioso per arricchire le tasche di imprenditori stronzi, efferati criminali e politici corrotti.

Immagine tratta dal film Il Pasto Nudo di David Cronenberg.