Again

Riapriamo lo spazio del Buon Sangue
ovvero la pubblicazione di testi
scritti da autori che conosco e stimo.
In questa occasione la tastiera è di Pierluigi Carta.

 

Apro la finestra, è inverno. Mi sporgo, guardo fuori dagli infissi. Muri rosso sangue. Fenicotteri in volo sopra le teste dei cittadini rossi sangue. Ipallage. Dio è morto questa mattina. Il suo cadavere ancora puzza di Selfie. Sinestesia. L'atto umano si è ridotto ad una mera emozione estetica, con tutti i suoi pro e contro. Anzi, Dio non è morto, ma è ridotto ad un vegetale (metafora), tenuto in vita per i denti (sindeddoche) da un respiratore, catetere, flebo (asindeto). L'infermiere li inverte spesso (figlio di puttana). 

Sono giorni di pace e di inutile gloria. 

Cade un angelo dal soppalco. Qualcuno twitta in punto di morte, il pentimento non è più priorità. Asservimento delle anime al mezzo, non allo scopo. Verrà ugualmente ammesso al regno dei cieli, – suffragio della rete – elaborata deroga distensiva per stare al passo coi tempi. Qualcuno ha dubmashato Jules Winnifield, una specie di raro volatile si è spenta, l'orologio della fine del mondo segna un'altra tacca, Vincent Vega ha commentato una foto di Mia Wallace con una siringa nel petto, fuori contesto. Un # ha staccato di netto una testa di Buddha sfuggita ai Talebani, 650 visualizzazioni dell'attentato iconoclasta a Bamiyan, un nutrito gruppo di operatori di call center fa l'harlem shake in via parpaglia: 4 milioni di visualizzazioni. Il video del flash mob in pochi minuti è diventata Tt – top trend – non lo fermerà più nessuno ora, e andrà a rotolare fino alla fine del tempo, scomparendo in una nuova accezione di eternità nelle nostre memorie. Un qassam non riesce a trovare la connessione, e va a ferire gravemente un dottore che cercava di salvare un bambino con 6.000 like – per l'operazione ne bastavano 5.670 – un centinaio devoluto ad un ragazzo molto insicuro di Busto Arsizio, col petto depilato, che si fa una foto in bagno. Evitata virilità evirata astratta a strati di notifiche – (bisticcio). Una signora sui 40 anni col niqqab non ha visualizzato la notifica delle 19:45 di un proiettile all'uranio impoverito. I suoi tessuti muscolari verranno stracciati poco più tardi, quando ci sarà rete. Concertone di Marco Mengoni sospeso tra le polemiche. Tra il pubblico sventolavano i quattro mori e la bandiera dell'Isis e del Sardex. Gli avamposti del califfato minacciano via Twitter l'avatar della repubblica italiana, vogliono approdare nel Sulcis, Sant'Antioco. La Farnesina risponde su Tripadvisor inviando un'offerta per due in un albergo a 4 stelle – questa è roba vera, sensata. Per i momenti di noia invernale: segui le istruzioni di google: guarda il video di Allah che doppia la parola di Dio con Dubmash. Ci provo, mi sento bene. Chiudo la finestra, pareti grigio Mac Book Pro. Luci spente, buio e led, penso a lei. Ascolto Duke Ellington, mi verso un bicchiere di vino, non la smette di parlare. Lo offro anche a lui. Penso a lei, agli anni passati insieme, alle situazioni, i nostri attriti. Una volta mi disse che era rimasta incinta per un like. Come darle torto… io le davo torta, ma a torto… era Grassa! Era una storia difficile la nostra, io le avevo confessato di amarla, lei due spunte blu. Tutto ciò non mi stupiva, ma mi temprava. Alcune sue amiche puerpere avevano visto il neonato solo su Instagram. I discorsi erano quello che erano, non poteva durare: una sua amica, poverina, non poteva avere Facebook perché era allergica ai gatti e a tutti gli altri utenti da pelliccia in generale. Sì ci eravamo lasciati, ma non sui social perché su Instagram era molto più figa. Infatti chiamò la polizia, mi denunciò, la seguivo su Instagram, ma troppo da vicino. 

Inverno, apro la finestra. Muri rosso fuoco. La città brucia, senz'acqua, senza sole, senza cielo. Anafora. Howlin' wolf, Muddy Water, John Lee Hoocker e Cab Calloway mi sconsigliano di scappare.Stacco Spotify e mi metto alla ricerca della tomba di Robert Johnson. Google maps ne segnala due. È morto due volte, per i suoi peccati. Sulla sua lapide sta scritto un concetto lapidario. Per forza. infatti, là vicino venne ritrovato il cadavere di un tale di nome Dario, ucciso con delle pietre grandissime. Sta scritto: La religione è un male mentale. Che imbroglia, illude, promette futuri migliori, come del resto fanno il master, Saranno famosi, una laurea triennale, X Factor, Human Factor, Syriza. Noi, che ci riempiamo la testa di parole, e concetti e la bocca di psicofarmaci, dovremmo sapere che è il grido, e non il post, il tweet, il link – il cardine dell'espressività umana, alla base dell'inarticolato linguaggio, che talvolta spacca la corazza opaca e spessa del silenzio della ragione. Un concetto carapaceo. Tra un like di Facebook, la benzodiazepina ed il prozac vi è una corrispondenza proteica efficace, che mira alla desertificazione, e non alla cura, della tristezza eterna del cuore umano. Nel frattempo vengo sullo schermo dell'Iphone, mentre la chiavavo in facetime. 

Nella stanza entra una persona posata, altrimenti detto Mr. Spoon. Egli vagola, con me dialoga e porta un gatto alla sagola, di nome miagola. Mentre addenta un fiordifragola – località amena e rossiccia e fragolosa della Norvegia iperborea – egli mi racconta L'orgoglio della superiorità dell'uomo: Scritta dal Rettore “Non mi tocchi”, figlio del primario “L'ho già fatto figliolo” e della poetessa “io ora chiamo la polizia”. Posta su Linkedin un'esaltazione della mente dell'uomo, come la cosa migliore che sia mai apparsa nel mondo: essa conosce il giusto e l'ingiusto, crea sia l'ambrosia della ragione come lo sterco della creazione intellettiva: può creare Autumn lLeaves, come può partorire i Baustelle. Joice può creare L'ulisse o la Murgia può scrivere l'Accabadora, Accabbadda… Acca Larentia (Paronomasia). Prima i Marò. 

Sarebbe sciocco pensare però che la natura sia coerente coi nostri valori, diciamo umani – restiamo umani (Vittorio) -, può darsi che possa essere compresa soltanto ignorando le nozioni di bene e male acquisite. Può darsi che l'universo abbia uno scopo, che però… sia sbagliato. Quelo. L'etica si decide oggi nei campi di battaglia, con i mortai, col Napalm, coi colpi di stato, coi black out della coscienza individuale. E mentre riapro la finestra, una scala cromatica del Duca (Ellington), si riaffaccia nella mia mente come un ricordo che non ha nulla a qui riaccordarsi. Sì un ricordo appeso. Un ricordo a peso, me ne faccia due kg.

Ricordi. Ricordo me, del fin di vita. Narvali e Beluga invece allo stremo. Morivo, twittavo e morivo, un like, nessuno mi seguiva, paura eh? Una fine ingloriosa, all'ombra del cono di luce ipermetrope delle pubbliche piazze del web. Un solo like, del delfino. Essere intelligente! È un complimento o un'esortazione? Mi chiese.. ma non sentivo. Non vedevo. Non prendevo più. Il buio. Qualcuno mi svuoti la cache, quando sarò via, e scopra come sono fatto. Il più bel gesto di un amico, che non avevi neppure  su fb. 

E venivano tutti quanti al mio capezzale a chiedermi scusa. Erano tutti lì, Zuckenberg, Bill Gates, Steve Jobs, Jack Dorsey, Sean Parker, Robert Khan. Che la terra ti sia greve, gentile utente. Che il dot com ti conservi in memeoria. E proiettano il tuo anno in timelapse, ripreso con un drone, che si dimentica di raccontare i momenti in cui hai pianto, in cui hai fatto l'amore o i momenti in cui sei morto, solo per pochi minuti. 

 

di Pierluigi Carta

 

 

Immagine di Johnie Thornton

Travestito da Carnevale

Se nel '98 mi avessero detto che nell'internet del futuro per non sentirmi un reietto mi sarei dovuto guardare il Festival di Sanremo invece del primo modem mi sarei comprato il primo trans.

Ho passato la serata di martedì scorso a scrivere battute con un gruppo di amici mentre da una finestra del browser si dimenava un Festival della Canzone Italiana scatenato come un prete che canta una mielosa parodia di Hallelujah di Leonard Coen a un matrimonio. E con lo stesso successo negli ascolti.

Non immaginavo avessi denti così affilati.

Ma perchè Sanremo? Perché è ancora socialmente obbligatorio guardare e commentare un programma che tutti tutti (si, ok, c'è quello che dice di seguirlo per le canzoni, *pat pat* sulla testa e andiamo avanti) tutti riconosciamo essere il più grande confezionamento televisivo della musica insulsa che il servizio pubblico sia in grado di produrre? Alza la mano un tizio che nel 2015 è ancora convinto che un paio di occhiali con la montatura spessa rendano intelligenti: "Perché guardare chi fa schifo ci fa sentire migliori". Ah, dev'essere lo stesso motivo per cui guardate i video delle esecuzioni dell'Isis, per sentirvi dei santi. Beh, scoop: no.

Piano con quei denti.

Ridere di un mediocre preconfezionato non ci fa sentire migliori, nemmeno se lo votiamo come presidente della repubblica nei sondaggi online. Ridere di un mediocre in questo modo è un confrontarsi col mediocre scendendo al suo livello, smaniosi di riconferma per noi stessi e le nostre convinzioni in un mondo che ci chiede di prendere continuamente nuove posizioni rispetto a fatti che si susseguono con lo stesso ritmo con cui assieme a Charlie Chaplin stringevamo i bulloni nel forum di Spinoza. Questo porta insicurezza, quindi instabilità, quindi solitudine e siccome sulla sponda del fiume ci sta passando un branco di sarcastici carismatici allora via: "Non capisco quale sia il problema fra Putin e Obama sull'Ucraina, ma so che Sanremo fa cagare. Quindi me lo vedo tutto così avrò un sacco di occasioni per ribadirlo. Yuk yuk!" Non vedo l'ora di commentare lo streaming della terza guerra mondiale con un live twitting di battute dissacranti.

Ho detto di fare piano!

La mediocrità di cui ridiamo è proporzionale alla nostra mediocrità personale. Il nobile sadomasochismo satirico raggiunge il suo apice paradossale nel definirsi rispetto ad un programma musicale nazional popolare, siamo al Salò o Le 5 Giornate di Sanremo, oppure per venire incontro agli orizzonti culturali contemporanei, un 50 Sfumature di Sarcasmo, in cui tutto lo squallore dovrebbe essere redento da battute che vanno a finire in un contenitore istituzionale predisposto alla riproduzione del sistema. Ormai non esiste un prodotto commerciale che possa essere progettato senza investire sulla sua capacità di attirare prese per il culo, che è diventata anzi una delle merci più ambite. Se questo argomento vi interessa se ne discuterà all'interno del padiglione delle olive dell'Expo. Siamo come Bill Gates che beve acqua estratta da una poltiglia di piscio e merda, solo che lui lo fa per portare un avanzamento tecnologico fondamentale per l'essere umano, noi perché non sappiamo più che minchia farci con questi cosi sempre collegati fra loro che chiamiamo internet. 

Quei.Cazzo.Di.Denti.

In definitiva se smettessimo di guardarlo Sanremo non migliorerebbe, non è quella la sua intenzione, ma noi potremmo fare qualcosa di meglio per scacciare l'inevitabile malinconia di fronte alla sua mestizia. Sabato per esempio era un giorno speciale, era San Valentino e io mi sono fatto un regalo: ho comprato il mio primo trans. Peccato che una volta tornato a casa quando l'ho scartato mi sono accorto che era il solito vecchio tradizionalissimo travestito di Carnevale, che per di più mentre me lo succhiava ha preteso che io scrivessi un post polemico verso i tempi in cui viviamo.

Ebbene, Chiappe D'oro, ecco fatto: sei stato consenziente e pagato. Adesso anche basta che mi stai temperando il cazzo.

 

Nell'immagine, un rinnovamento della tradizione.