Travestito da Carnevale

Se nel '98 mi avessero detto che nell'internet del futuro per non sentirmi un reietto mi sarei dovuto guardare il Festival di Sanremo invece del primo modem mi sarei comprato il primo trans.

Ho passato la serata di martedì scorso a scrivere battute con un gruppo di amici mentre da una finestra del browser si dimenava un Festival della Canzone Italiana scatenato come un prete che canta una mielosa parodia di Hallelujah di Leonard Coen a un matrimonio. E con lo stesso successo negli ascolti.

Non immaginavo avessi denti così affilati.

Ma perchè Sanremo? Perché è ancora socialmente obbligatorio guardare e commentare un programma che tutti tutti (si, ok, c'è quello che dice di seguirlo per le canzoni, *pat pat* sulla testa e andiamo avanti) tutti riconosciamo essere il più grande confezionamento televisivo della musica insulsa che il servizio pubblico sia in grado di produrre? Alza la mano un tizio che nel 2015 è ancora convinto che un paio di occhiali con la montatura spessa rendano intelligenti: "Perché guardare chi fa schifo ci fa sentire migliori". Ah, dev'essere lo stesso motivo per cui guardate i video delle esecuzioni dell'Isis, per sentirvi dei santi. Beh, scoop: no.

Piano con quei denti.

Ridere di un mediocre preconfezionato non ci fa sentire migliori, nemmeno se lo votiamo come presidente della repubblica nei sondaggi online. Ridere di un mediocre in questo modo è un confrontarsi col mediocre scendendo al suo livello, smaniosi di riconferma per noi stessi e le nostre convinzioni in un mondo che ci chiede di prendere continuamente nuove posizioni rispetto a fatti che si susseguono con lo stesso ritmo con cui assieme a Charlie Chaplin stringevamo i bulloni nel forum di Spinoza. Questo porta insicurezza, quindi instabilità, quindi solitudine e siccome sulla sponda del fiume ci sta passando un branco di sarcastici carismatici allora via: "Non capisco quale sia il problema fra Putin e Obama sull'Ucraina, ma so che Sanremo fa cagare. Quindi me lo vedo tutto così avrò un sacco di occasioni per ribadirlo. Yuk yuk!" Non vedo l'ora di commentare lo streaming della terza guerra mondiale con un live twitting di battute dissacranti.

Ho detto di fare piano!

La mediocrità di cui ridiamo è proporzionale alla nostra mediocrità personale. Il nobile sadomasochismo satirico raggiunge il suo apice paradossale nel definirsi rispetto ad un programma musicale nazional popolare, siamo al Salò o Le 5 Giornate di Sanremo, oppure per venire incontro agli orizzonti culturali contemporanei, un 50 Sfumature di Sarcasmo, in cui tutto lo squallore dovrebbe essere redento da battute che vanno a finire in un contenitore istituzionale predisposto alla riproduzione del sistema. Ormai non esiste un prodotto commerciale che possa essere progettato senza investire sulla sua capacità di attirare prese per il culo, che è diventata anzi una delle merci più ambite. Se questo argomento vi interessa se ne discuterà all'interno del padiglione delle olive dell'Expo. Siamo come Bill Gates che beve acqua estratta da una poltiglia di piscio e merda, solo che lui lo fa per portare un avanzamento tecnologico fondamentale per l'essere umano, noi perché non sappiamo più che minchia farci con questi cosi sempre collegati fra loro che chiamiamo internet. 

Quei.Cazzo.Di.Denti.

In definitiva se smettessimo di guardarlo Sanremo non migliorerebbe, non è quella la sua intenzione, ma noi potremmo fare qualcosa di meglio per scacciare l'inevitabile malinconia di fronte alla sua mestizia. Sabato per esempio era un giorno speciale, era San Valentino e io mi sono fatto un regalo: ho comprato il mio primo trans. Peccato che una volta tornato a casa quando l'ho scartato mi sono accorto che era il solito vecchio tradizionalissimo travestito di Carnevale, che per di più mentre me lo succhiava ha preteso che io scrivessi un post polemico verso i tempi in cui viviamo.

Ebbene, Chiappe D'oro, ecco fatto: sei stato consenziente e pagato. Adesso anche basta che mi stai temperando il cazzo.

 

Nell'immagine, un rinnovamento della tradizione.

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